Weekend del Mare 2026: oltre 3 tonnellate di rifiuti raccolti nelle spiagge venete

La raccolta dei rifiuti lungo le spiagge rappresenta un intervento concreto per la tutela dell’ambiente, ma può diventare anche un’importante occasione di raccolta dati scientifici. È questo l’obiettivo del Weekend del Mare 2026, iniziativa promossa da Plastic Free Onlus che, oltre alle attività di pulizia del litorale veneto, ha previsto un monitoraggio del cosiddetto marine litter realizzato secondo i protocolli europei con il supporto di ISPRA

Raccolta rifiuti di Plasti Free Onlus per la Weekend del Mare 2026

L’iniziativa, svoltasi il 2 e 3 maggio, ha coinvolto volontari in nove località della costa veneta, consentendo di rimuovere oltre tre tonnellate di rifiuti e di raccogliere informazioni utili sulla tipologia dei materiali che raggiungono più frequentemente le spiagge.

Oltre 3 tonnellate di rifiuti raccolte lungo la costa veneta

Le attività si sono svolte nelle località di Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Chioggia, Venezia Lido, Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione, coprendo un’ampia porzione del litorale compresa tra il Delta del Po e l’alto Adriatico.

Accanto alla raccolta dei rifiuti, una parte dei volontari ha partecipato a un’attività di citizen science, effettuando il censimento dei materiali presenti su tratti standardizzati di spiaggia secondo il protocollo previsto dalla Marine Strategy Framework Directive, la direttiva europea dedicata alla tutela dell’ambiente marino.

Paolo Monesi, responsabile del progetto Weekend del Mare 2026 per Plastic Free Onlus, ha spiegato che l’iniziativa ha permesso non solo di rimuovere una notevole quantità di rifiuti, ma anche di realizzare un censimento dettagliato dei materiali presenti lungo le spiagge attraverso un’attività di scienza partecipata.

Il monitoraggio scientifico realizzato insieme a ISPRA

Durante il censimento ogni rifiuto è stato classificato utilizzando specifiche schede tecniche che comprendono oltre 180 categorie di materiali individuate dalla Strategia Marina Europea.

I dati raccolti sono stati successivamente verificati da ISPRA e saranno trasmessi all’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito del progetto Marine Litter Watch, contribuendo ad ampliare le informazioni disponibili sul fenomeno dei rifiuti marini.

Secondo Tomaso Fortibuoni, ricercatore di ISPRA, il lavoro svolto dai volontari non si è limitato alla pulizia delle spiagge, ma ha prodotto un monitoraggio basato su un protocollo scientifico condiviso a livello europeo. Le informazioni raccolte saranno utilizzate per supportare future politiche e iniziative rivolte alla riduzione dei rifiuti, in particolare della plastica dispersa nell’ambiente.

I rifiuti più frequenti trovati sulle spiagge

L’analisi dei dati ha evidenziato una serie di materiali particolarmente diffusi lungo il litorale veneto.

Tra quelli rilevati con maggiore frequenza figurano:

  • frammenti di plastica e polistirolo;
  • mozziconi di sigaretta;
  • bastoncini cotonati risalenti ai decenni precedenti al divieto di produzione in plastica;
  • reti impiegate nell’allevamento dei mitili;
  • tappi e anelli di plastica provenienti da bottiglie e contenitori.

La presenza predominante di frammenti di plastica e polistirolo rappresenta uno degli elementi più significativi del monitoraggio. Si tratta infatti di materiali ormai frammentati che possono contribuire alla formazione di microplastiche, risultando difficili da ricondurre agli oggetti originari.

Anche i mozziconi di sigaretta continuano a essere tra i rifiuti più comuni, soprattutto nelle aree balneari a maggiore affluenza turistica.

Tappi, anelli e reti: i materiali che destano maggiore attenzione

Ritrovamento Cotton fioc da Plastic Free Onlus

Tra gli elementi censiti emergono anche tappi e anelli in plastica. Il numero di tappi rinvenuti risulta superiore a quello delle bottiglie, un dato che richiama l’attenzione sulle misure introdotte negli ultimi anni per mantenere il tappo solidale al contenitore e limitarne la dispersione nell’ambiente.

Gli anelli in plastica, invece, possono rappresentare un rischio per la fauna marina, poiché possono essere ingeriti oppure causare l’intrappolamento degli animali.

Il monitoraggio ha inoltre evidenziato la presenza diffusa delle reti utilizzate per l’allevamento dei mitili, trasportate dalle correnti anche in aree lontane dagli impianti di acquacoltura.

Residui dell’attività venatoria e dischetti provenienti dai depuratori

Oltre ai materiali più comuni, il censimento ha individuato anche rifiuti presenti in quantità significative solo in alcune aree.

Tra questi figurano cartucce e componenti riconducibili all’attività venatoria, in particolare le borre, elementi espulsi durante lo sparo che risultano difficili da recuperare una volta dispersi nell’ambiente.

Plastica ritrovata durante il Weekend del Mare 206

Un ulteriore approfondimento riguarda i dischetti in plastica utilizzati in alcuni impianti di depurazione delle acque reflue. Il loro ritrovamento soprattutto nelle spiagge di Isola Verde e Rosolina suggerisce l’opportunità di approfondire le verifiche sulle modalità operative degli impianti presenti nelle aree vicine al fiume Adige, da cui questi supporti potrebbero raggiungere il mare.

I dati contribuiranno al monitoraggio europeo del marine litter

Il Weekend del Mare 2026 è stato realizzato da Plastic Free Onlus con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e con il patrocinio della Regione Veneto, della Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto e dei Comuni coinvolti.

I dati raccolti durante il monitoraggio entreranno a far parte del quadro informativo europeo sui rifiuti marini attraverso il programma Marine Litter Watch. Le informazioni ottenute potranno supportare attività di ricerca, programmi di sensibilizzazione e future azioni di prevenzione finalizzate a ridurre la dispersione dei rifiuti lungo le coste del Veneto.



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