Gli infortuni sul lavoro che coinvolgono i cosiddetti “lavoratori senza tempo”, ossia lavoratori non soggetti a un orario prestabilito e caratterizzati da un’elevata autonomia nella gestione dei tempi di attività, stanno aprendo nuove riflessioni sul fronte della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. La trasformazione del mondo del lavoro, infatti, sta mettendo progressivamente in discussione le tradizionali categorie giuridiche, rendendo necessario un aggiornamento dei criteri di tutela assicurativa per garantire una protezione efficace anche nei contesti professionali più flessibili e digitalizzati.

Il saggio pubblicato nel numero 2/2025 della rivista “Diritto della sicurezza sul lavoro”
Il saggio pubblicato online nel numero 2/2025 della rivista “Diritto della sicurezza sul lavoro” dell’Osservatorio Olympus dell’Università degli Studi di Urbino, tratta a pieno questo tema.
Il contributo, dal titolo “L’infortunio sul lavoro del lavoratore senza tempo e luogo di lavoro predeterminati”, è firmato da Giuseppe Ludovico, professore associato di Diritto del lavoro presso l’Università degli Studi di Milano. Il testo analizza il significato dell’infortunio sul lavoro e del concetto di “occasione di lavoro” nei casi in cui l’evento lesivo riguardi lavoratori che operano senza un luogo o un orario definiti.
Come traspare nell’estratto, il saggio ricostruisce l’evoluzione interpretativa dell’occasione di lavoro e affronta le problematiche che il lavoro privo di vincoli spazio-temporali pone rispetto all’assicurazione obbligatoria e, più in generale, alla distinzione tra eventi professionali ed eventi privi di origine lavorativa, distinzione considerata costituzionalmente rilevante.
Il lavoro si inserisce inoltre nel progetto “Time-less Workers? Legal Challenges in Work Activities Managed by Objectives and Without Scheduled Working Hours”, promosso dall’Università di Bari Aldo Moro e dall’Università degli Studi di Milano.
Eventi lavorativi ed extraprofessionali
Nel saggio viene ricordato come le coordinate temporali della prestazione lavorativa non abbiano solo la funzione di misurare la durata del lavoro ai fini retributivi o di tutela della salute del lavoratore. Esse assumono infatti un ruolo centrale anche nella tutela previdenziale in caso di infortunio, poiché il riconoscimento della natura professionale dell’evento dipende in larga misura dal collegamento spazio-temporale con l’attività lavorativa.
Secondo l’autore, i lavoratori “senza tempo” rendono necessario un aggiornamento delle nozioni fondamentali della disciplina assicurativa, che rischierebbe altrimenti di non riuscire più a svolgere adeguatamente la propria funzione costituzionale di protezione sociale.
Il nodo centrale riguarda i limiti applicativi dell’assicurazione obbligatoria, che attraverso la definizione di infortunio sul lavoro stabilisce il rapporto tra attività lavorativa, evento tutelato e rischio assicurato. Sebbene la formulazione normativa sia rimasta sostanzialmente invariata nel tempo, il suo significato è stato progressivamente adattato ai profondi cambiamenti delle modalità di svolgimento del lavoro e del rapporto tra prestazione, rischio ed evento lesivo.
Oggi, tuttavia, la questione torna centrale a causa della progressiva perdita di rilevanza del fattore temporale. Un fenomeno che tende a ridurre, fino quasi ad annullare, la distinzione tra eventi di origine lavorativa ed eventi extraprofessionali, presupposto storico della tutela indennitaria.
Il tempo e il luogo di lavoro nel lavoratore senza tempo
La diffusione delle tecnologie digitali e l’erosione dei confini spazio-temporali della prestazione lavorativa mettono infatti in crisi non solo il tradizionale concetto di orario di lavoro, fondato sulla separazione tra tempo di lavoro e tempo libero, ma anche tutte quelle nozioni giuridiche che si basano sulla stessa distinzione, compresa quella di infortunio sul lavoro.
Per i lavoratori senza orari definiti il tempo e il luogo di lavoro non scompaiono, ma assumono contorni sempre più sfumati rispetto alla vita privata, rendendo più difficile distinguere gli eventi professionali da quelli comuni.
Da qui la domanda centrale posta dal saggio: la nozione tradizionale di infortunio sul lavoro sarà ancora in grado di adattarsi a forme di lavoro sempre più flessibili e svincolate da un orario prestabilito?
L’occasione mancata della legge 81/2017
Secondo il saggio, di fronte alla crescente difficoltà nel definire i confini spazio-temporali della prestazione lavorativa, sarebbe stato auspicabile un intervento chiarificatore del legislatore. In questo senso, la disciplina del lavoro agile avrebbe potuto rappresentare il contesto più adatto per ridefinire il significato dell’occasione di lavoro nelle attività prive di precisi vincoli di orario e luogo.
Tuttavia, la normativa sul lavoro agile introdotta dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, non avrebbe fornito indicazioni realmente utili per affrontare il problema, limitandosi sostanzialmente a ribadire principi già desumibili dalla disciplina vigente.
L’articolo 23 della legge 81/2017, dedicato alla tutela assicurativa contro infortuni sul lavoro e malattie professionali, riconosce infatti il diritto alla protezione contro gli eventi professionali connessi alla prestazione svolta fuori dai locali aziendali. Una previsione che, secondo l’autore, non introduce reali novità, considerando che i lavoratori agili sono già qualificati dalla legge come lavoratori subordinati.
Anche l’estensione della tutela agli eventi verificatisi fuori dagli spazi aziendali non rappresenterebbe un elemento innovativo, dal momento che giurisprudenza e legislatore avevano già superato il tradizionale legame tra tutela indennitaria e confini fisici dell’impresa.
Resta però aperta la questione della prova del collegamento funzionale tra l’evento infortunistico e l’attività lavorativa svolta senza precisi vincoli di orario o luogo. Un problema che diventa ancora più complesso nei casi di infortunio in itinere.
Il terzo comma dell’articolo 23 richiama infatti le condizioni generali previste dal Testo Unico e stabilisce che la scelta del luogo di lavoro debba essere motivata da esigenze legate alla prestazione o dalla necessità di conciliare vita privata e attività lavorativa, purché risponda a criteri di ragionevolezza.
Anche le moderne tecnologie di tracciamento, sottolinea il saggio, non sembrano in grado di risolvere efficacemente il problema. Al di là delle questioni legate alla loro legittimità, questi strumenti non possono infatti dimostrare il collegamento funzionale tra lavoro ed evento lesivo nei casi in cui l’incidente avvenga durante attività preparatorie o strumentali svolte senza connessione digitale.
Per questo motivo, l’autore conclude che la disciplina del lavoro agile abbia rappresentato, sotto molti aspetti, un’occasione mancata per chiarire un tema destinato ad assumere un peso crescente nel prossimo futuro.
Gli altri temi affrontati nel saggio sulla sicurezza del lavoratore senza tempo
Nel saggio completo si possono trovare approfondimenti a temi come:
- l’evoluzione del concetto di occasione di lavoro, dal rischio specifico o aggravato al rischio improprio;
- l’accertamento dell’elemento teleologico in assenza di coordinate spazio-temporali definite;
- la necessità di mantenere una distinzione tra eventi professionali ed eventi comuni;
- la nozione presuntiva di occasione di lavoro.



