Una vacanza senza stress. Ma è vero?

stress01 

 Niente lavoro, niente stress. Chi lo dice?

È facile pensare di staccare finalmente dal lavoro per godersi il tempo libero, senza programmi stressanti che ritmano le giornate lavorative. Ma è davvero così?

I mezzi di comunicazione hanno segnalato – con più o meno enfasi, secondo testate e stagioni – i ‘consigli utili’ per godere di un vero periodo di relax: quindi esercizio fisico, riposo, stop alla programmazione. La reperibilità solo in casi vitali e urgenti (che sono meno di quanto crediamo).

Sono consigli tanto semplici quanto difficili da seguire, per il numero crescente di professionisti che presentano la ‘sindrome da executive’, in crescita a causa della precarietà e alla crisi del lavoro.

Fernando Miralles, professore di psicologia presso l’Università CEU San Pablo di Madrid, ha spiegato come le persone con questa sindrome, anche se non lo dicono, hanno pigrizia o paura al pensiero di lasciare il proprio lavoro. Pianificano la vacanza all’ultimo momento, e quando lo fanno, spesso hanno bisogno di piani che coinvolgono un’attività molto intensa. In pratica, un tentativo di mascherare lo stress-lavoro con altri stress.

Lo specialista ha confermato che questo problema è stato esacerbato negli ultimi anni della difficile situazione economica: chi ne soffre è di solito un perfezionista che ha una profonda paura di lasciare il suo lavoro, perché è come dire che non è indispensabile come crede. Inoltre, è una persona che non  si fida di nessuno altro per fare un buon lavoro, perché durante l’anno non è riuscita a delegare nessuna responsabilità.

Un altro sintomo evidente di questa sindrome è non essere in grado di cambiare argomento di conversazione durante il periodo di vacanza: in pratica, parla sempre del suo lavoro e degli argomenti correlati.

In questo caso si presentano gli stessi problemi fisici di quelli legati allo stress, come ipertensione, dermatiti, colesterolo alto, disturbi digestivi o malattie psoriasi.

Miralles considera come le nuove tecnologie hanno aggravato la dipendenza che colpisce alcune persone nel proprio ambiente di lavoro: se in precedenza trascorrevano la giornata a parlare al telefono, ora il telefono è sostituito dagli smartphone, dalle email, twit, whatsapp… Non sono più capaci di comunicare con una normale conversazione, in un incontro con amici o in famiglia.

L’uso continuato dei social media, secondo l’esperto, aumenta i livelli di ansia di queste persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 50% di assenteismo è direttamente correlata allo stress e livelli di ansia di supporto personale, e le diagnosi vanno dalla depressione alla manifestazione di dolori muscolari.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha recentemente pubblicato uno studio sui costi generati dallo stress correlato al lavoro, che quantifica la spesa in Europa per stress lavoro correlato in circa 20.miliardi di euro all’anno. (in Spagna è di circa 220 milioni di euro). Perciò Miralles sostene che è necessario che anche i datori di lavoro siano consapevoli di questo problema e per l’individuo che si ponga l’obiettivo di godersi qualche giorno di riposo per essere più produttivi al rientro. Il lavoro per frenare questa sindrome si deve svolgere su due livelli: personale e aziendale.



Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio