Normativa anti-greenwashing: le certificazioni ambientali nel cleaning

L’inasprimento delle regole europee contro il greenwashing punta a rendere più trasparenti le dichiarazioni ambientali delle imprese e a fornire ai consumatori informazioni più affidabili. Per il settore del cleaning professionale, questo significa prestare maggiore attenzione alle modalità con cui vengono comunicate le caratteristiche di sostenibilità dei prodotti, privilegiando dati verificabili e certificazioni riconosciute. È il percorso di Filmop.  

Filmop

Le certificazioni ambientali di Filmop

Nel proprio percorso di sostenibilità, Filmop, azienda attiva nel settore delle attrezzature per la pulizia professionale, ha scelto di affidarsi a certificazioni e verifiche esterne per documentare le caratteristiche ambientali dei propri prodotti e processi.

Tra i riconoscimenti figura la certificazione Plastica Seconda Vita (PSV), che attesta l’impiego di materiali plastici riciclati secondo specifici requisiti. Filmop dichiara di essere stata la prima azienda italiana del settore a ottenerla.

Altre certificazioni menzionate riguardano l’Ecolabel UE, presente su alcune linee tessili e sui carrelli, e la UNI EN ISO 14001, relativa ai sistemi di gestione ambientale aziendale. A queste si aggiunge la UNI EN ISO 14067, che definisce i requisiti per quantificare l’impronta climatica di un prodotto, oltre alla medaglia EcoVadis, riconoscimento legato alla valutazione delle performance di sostenibilità delle imprese.

Si tratta di strumenti differenti, che prendono in esame aspetti specifici: dall’impiego di plastica riciclata alla gestione degli impatti ambientali, fino alla misurazione delle emissioni associate a un prodotto. La loro presenza può contribuire a rendere più documentabili le dichiarazioni ambientali, fermo restando che ciascuna certificazione o valutazione ha un ambito di applicazione preciso.

Le nuove regole europee contro il greenwashing

La Direttiva (UE) 2024/825 introduce modifiche alla normativa europea sulle pratiche commerciali sleali e sulla tutela dei consumatori, con l’obiettivo di contrastare le dichiarazioni ambientali ingannevoli e le informazioni sulla sostenibilità prive di adeguato fondamento.

Il provvedimento interviene, tra gli altri aspetti, sull’utilizzo di asserzioni ambientali generiche e di marchi di sostenibilità non basati su sistemi di certificazione riconosciuti o istituiti da autorità pubbliche. La finalità è ridurre il rischio che messaggi vaghi o non sufficientemente dimostrabili inducano i consumatori a valutare erroneamente l’impatto ambientale di un prodotto.

La direttiva prevede l’applicazione delle nuove disposizioni nazionali a partire dal 27 settembre 2026. Per le imprese, questo comporta la necessità di verificare le dichiarazioni utilizzate nella comunicazione commerciale e di assicurarsi che siano supportate da elementi adeguati.

Trasparenza e verificabilità nella comunicazione ambientale

Secondo Filmop, il rafforzamento delle regole rappresenta un’opportunità per valorizzare gli investimenti nella sostenibilità documentata e distinguere le iniziative concrete dalle dichiarazioni non verificate.

L’adeguamento richiede comunque attenzione: non è sufficiente citare una certificazione, ma occorre comunicare con precisione che cosa attesta, a quali prodotti o processi si riferisce e quali limiti presenta. Una corretta informazione ambientale deve infatti evitare generalizzazioni e consentire a chi acquista di comprendere il significato delle caratteristiche dichiarate.

La lotta al greenwashing punta così a favorire un mercato in cui le informazioni ambientali siano più chiare e confrontabili: la sfida sarà coniugare le iniziative di sostenibilità con una comunicazione fondata su evidenze verificabili.



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