La crisi del riciclo della plastica continua a mettere sotto pressione la raccolta differenziata in diverse aree d’Italia. Lazio, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna segnalano difficoltà legate ai ritardi e alla mancata disponibilità dei ritiri del materiale selezionato, con conseguenze sulla capacità di stoccaggio e, in alcuni casi, sul ricorso al recupero energetico. A evidenziarlo è un documento della Conferenza delle Regioni, che rileva anche i limiti delle misure previste dalla roadmap del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)

Crisi della plastica: le criticità segnalate dalle Regioni
Il documento, elaborato dalla Commissione ambiente, energia e sostenibilità della Conferenza delle Regioni e approvato a settembre, restituisce un quadro aggiornato indicativamente ad agosto. Delle otto Regioni che hanno fornito riscontri sulla gestione dei rifiuti plastici, quattro hanno segnalato problemi significativi.
Secondo le amministrazioni coinvolte, la situazione evidenzia uno squilibrio tra le responsabilità attribuite agli enti territoriali e gli strumenti a loro disposizione. Le Regioni devono garantire il funzionamento del sistema di gestione dei rifiuti, autorizzare gli impianti e monitorare il raggiungimento degli obiettivi di riciclo, ma non controllano direttamente le dinamiche di mercato che condizionano il ritiro dei materiali.
Lazio: impianti vicini alla saturazione
Nel Lazio, le difficoltà riguardano soprattutto la capacità residua di stoccaggio. Secondo il documento, l’impianto Refecta di Cisterna di Latina ha sospeso i conferimenti dal 14 agosto dopo aver raggiunto la capacità massima autorizzata.
Anche FRZ, società che gestisce i servizi di igiene urbana e raccolta dei rifiuti nei Comuni di Formia e Ventotene, ha segnalato un’autonomia di stoccaggio limitata a circa dieci giorni. Per fronteggiare l’emergenza sono state impiegate risorse per il noleggio di press-container.
La criticità principale individuata dalla Regione è la mancata disponibilità, o la scarsa tempestività, dei ritiri del materiale plastico selezionato.
Emilia-Romagna: plastica differenziata destinata al recupero energetico
In Emilia-Romagna, il documento segnala la saturazione di due bacini territoriali, quelli di Rimini e Cesena, che interessano complessivamente circa 500.000 abitanti.
La riduzione della frequenza dei ritiri da parte del sistema consortile ha determinato l’accumulo di materiale, rendendo necessario il ricorso diretto al recupero energetico della plastica raccolta in modo differenziato. L’aumento delle quantità stoccate, inoltre, non è considerato una soluzione sufficiente, anche per i rischi legati alla sicurezza antincendio.
Il caso evidenzia come le difficoltà nella filiera del riciclo possano ripercuotersi sulle successive fasi di gestione dei rifiuti, fino a rendere necessario il ricorso a forme di trattamento alternative al riciclo di materia.
Marche: carenze nella capacità di ritiro e trattamento
Nelle Marche, le criticità interessano due dei cinque Ambiti territoriali ottimali (ATO). In particolare, l’ATO 1 ha registrato un fabbisogno di gestione non soddisfatto che ha raggiunto le 150 tonnellate settimanali.
Tra le misure considerate figura la richiesta di un accordo interregionale per il trattamento termico dei rifiuti, che può comprendere il ricorso all’incenerimento.
Alla base delle difficoltà, secondo la Regione, ci sono l’irregolarità della capacità di ritiro e i limiti delle quantità gestibili sulla base delle autorizzazioni disponibili.
Sardegna: esaurite le strutture di stoccaggio intermedio
In Sardegna, il documento descrive una situazione critica su gran parte del territorio regionale, con l’eccezione dell’ambito territoriale di Oristano.
Per gestire temporaneamente i materiali in attesa di ritiro sono stati attivati tre magazzini di stoccaggio intermedio. Le strutture, tuttavia, risultavano ormai esaurite a causa della mancata presa in carico dei rifiuti da parte del sistema consortile.
Anche in questo caso, la causa immediata individuata dalla Regione è rappresentata dai mancati ritiri, che limitano la possibilità di liberare gli spazi e assicurare la continuità del servizio.
La roadmap del MASE e il nodo degli obblighi di ritiro
Le segnalazioni delle quattro Regioni convergono nell’individuare il rallentamento e la mancata presa in carico del materiale selezionato come causa immediata delle difficoltà operative. Il riferimento è al sistema consortile che gestisce il ritiro presso i centri comprensoriali e i centri di selezione, con un ruolo centrale di COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.
La situazione si inserisce in una crisi più ampia del mercato della plastica riciclata, che rende più difficile collocare i materiali recuperati e alimenta le tensioni lungo la filiera.
Le Regioni riconoscono il ruolo della roadmap predisposta dal MASE per affrontare le difficoltà del settore, ma ne sottolineano un limite specifico: secondo il documento, le misure individuate non intervengono direttamente sull’effettiva esigibilità dell’obbligo di ritiro del materiale.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto la disponibilità di spazi per lo stoccaggio o la capacità degli impianti, ma anche la possibilità di assicurare che i materiali raccolti e selezionati proseguano regolarmente il proprio percorso nella filiera del riciclo.
Le proposte di COREPLA per sostenere il mercato della plastica riciclata
Nel dibattito sulle possibili soluzioni, COREPLA ha indicato diverse misure per favorire l’assorbimento dei materiali riciclati e ridurre la pressione sugli impianti. Come riportato dal Corriere della Sera, il presidente del Consorzio, Giorgio Quagliuolo, ha spiegato che l’organizzazione sta sostenendo costi aggiuntivi per affittare magazzini e aree di stoccaggio e per individuare nuovi sbocchi presso selezionatori e riciclatori.
Tra le proposte avanzate figurano interventi per aumentare la competitività delle materie prime seconde e stimolarne la domanda. Quagliuolo ha richiamato, in particolare, la possibilità di introdurre sanzioni per le pubbliche amministrazioni che non rispettano i criteri ambientali minimi relativi all’impiego di materiali riciclati, oltre a valutare strumenti come i certificati bianchi, una riduzione dell’IVA sui prodotti ottenuti da materiali recuperati o crediti d’imposta.
Un’altra ipotesi riguarda l’aumento della sostituzione dei combustibili tradizionali con combustibili alternativi derivati dagli scarti non riciclabili, come il combustibile solido secondario (CSS), nei cementifici. L’obiettivo sarebbe ampliare gli sbocchi per le frazioni che non possono essere avviate al riciclo di materia, favorendo al contempo il recupero energetico.
Si tratta di proposte che puntano a intervenire sulla domanda di materiale riciclato e sulla gestione degli scarti, ma che non risolvono automaticamente il problema immediato dei ritiri segnalato dalle amministrazioni regionali.
COREPLA in amministrazione giudiziaria: l’inchiesta di Milano
Alla crisi della filiera si aggiunge la vicenda giudiziaria che riguarda COREPLA. Il 16 settembre, secondo le informazioni riportate dalla fonte, il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria del Consorzio nell’ambito di un’inchiesta penale relativa a Synextra S.p.A.
Secondo l’ipotesi investigativa, la società avrebbe miscelato altri materiali alla plastica dichiarata riciclata e manipolato le analisi effettuate sui materiali. L’indagine riguarderebbe almeno 240.000 tonnellate di rifiuti.
COREPLA non risulta indicato come indagato nelle informazioni riportate. Secondo la Procura, tuttavia, il Consorzio non avrebbe impedito la gestione illecita dei rifiuti, contribuendo colposamente a favorirla. Si tratta di contestazioni nell’ambito di un procedimento giudiziario e non di responsabilità da considerare definitivamente accertate.
La crisi del riciclo della plastica mette in evidenza le difficoltà di una filiera che dipende non soltanto dalla raccolta differenziata, ma anche dalla capacità di selezionare, ritirare e collocare sul mercato i materiali recuperati. Le criticità segnalate da Lazio, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna mostrano come il rallentamento dei ritiri possa saturare gli impianti e, in determinate circostanze, portare la plastica differenziata verso il recupero energetico.
Per affrontare il problema servono interventi che agiscano sia sulla gestione operativa dei flussi sia sulla domanda di materiali riciclati. Resta centrale, secondo le Regioni, la necessità di chiarire e rendere effettivi gli obblighi di ritiro, affinché le difficoltà del mercato non compromettano la continuità dei servizi di raccolta e gli obiettivi di riciclo.
Fonte: EconomiaCircolare.com



