Fastidioso… come una mosca

Una passeggiata didattica per conoscere meglio il noioso dittero: l’appuntamento di formazione promosso da Federchimica – Assocasa e dedicato al mondo degli insetti, questo luglio è stato dedicato alla scoperta della mosca. ”Località, il Centro Ippico Lombardo di Milano, una struttura che ospita oltre un centinaio di cavalli. Una cornice ideale per parlare di uno fra gli insetti più comuni e infestanti, che affligge non solo le abitazioni e i luoghi pubblici, ma in misura maggiore allevamenti di bestiame e maneggi. Guidati dall’entomologo Simone Martini, i partecipanti hanno conosciuto più da vicino questo dittero, nome che identifica tutti gli insetti dotati di due sole ali, scoprendone le diverse specie esistenti e osservando dal vivo alcuni esemplari di larva, pupa e mosca, le tre fasi di evoluzione dell’insetto. Sono state svelate curiosità che hanno permesso di capire meglio il comportamento di questo insetto, come il fatto che la mosca sia un animale a sangue freddo e, quindi, più attiva d’estate, ”che sia attirata dalle sostanze zuccherine e dal giallo (due elementi utilizzati per costruire le esche), o ancora che il ronzio che produce quando vola è dovuto al vibrare dei bilancieri, due strutture che in origine erano ali, quasi invisibili all’occhio umano, che la aiutano a equilibrare il volo e ad atterrare. L’incontro è stato anche l’occasione per imparare a difendersi dalla mosca, che ha una capacità riproduttiva elevatissima, senza creare danni all’ecosistema o alla salute dell’essere umano. La mosca, infatti, svolge un ruolo fondamentale nei processi di decomposizione del materiale organico ma, proprio perché si posa sulle deiezioni, può essere vettore di batteri come salmonellosi, enterobatteri o protozoi, pur rimanendo non particolarmente pericolosa per l’uomo.

La prevenzione

La prima misura da mettere in atto in tutti gli ambienti, domestici e non, è la prevenzione da effettuarsi attraverso la pulizia e l’aerazione degli ambienti che rallentano la fermentazione degli alimenti, il corretto smaltimento dei rifiuti, la tempestiva raccolta porta a porta e l’installazione di zanzariere o esche che aiutano a monitorare l’infestazione. ”Le successive misure si avvalgono della chimica, che negli anni ha creato prodotti sempre più evoluti e sicuri, autorizzati dal Ministero della Salute, che permettono di colpire la mosca nei suoi diversi stadi di crescita. Si va dai classici spray agli elettroemanatori adatti ad abitazioni e luoghi pubblici, sino a prodotti concentrati che vanno diluiti in acqua, pensati per allevamenti e maneggi. Buona regola per tutti è comunque leggere sempre le etichette riportate sui prodotti e aerare gli ambienti dopo l’utilizzo.

RISPONDE L’ESPERTO

Che cosa sono le mosche?

Le mosche sono dei ditteri; con le zanzare hanno la caratteristica comune di avere un solo paio d’ali. Con l’evoluzione il secondo paio d’ali presente in origine si è trasformato in due strutture, dette bilancieri, che servono all’insetto per equilibrare il volo. Si tratta di ali accessorie molto piccole, quasi invisibili a occhio nudo, che vibrano e servono per stabilizzare il volo dell’insetto e aiutarne l’atterraggio. Il tipico ronzio che sentiamo quando le mosche volano è causato proprio da questo secondo paio d’ali.

Quante specie esistono? E quante ce ne sono in Italia?

Esistono centinaia di specie di mosche, ma in Italia ne sono state rilevate alcune. Da uno studio triennale (2009-2011) effettuato nel padovano, nel quale l’area di osservazione è stata suddivisa in griglie di 1,5 x 1,5 Km o 1,5 x 3 Km di lato al cui interno sono stati posizionati dei pannelli cromotropici (color giallo), è emerso che le specie di mosca maggiormente presenti appartengono alle famiglie Muscidae, Fannidae, Calliphoridae, Sarcophagidae e Scatophagidae. Le mosche catturate sono state anche testate per la ricerca di agenti patogeni trasportati meccanicamente come Listeria e Salmonella, ma non ne è stata riscontrata alcuna presenza. Oltre alla mosca domestica troviamo:

Mosca carnaria (Sarcophaga carnaria) – ”La mosca carnaria, conosciuta volgarmente come mosca grigia della carne, presenta larve necrofaghe che si sviluppano su substrati organici animali in decomposizione. La mosca carnaria, a differenza della mosca domestica che produce uova, è larvipara, cioè espelle direttamente le larve, completamente formate, sul cadavere. Questo è il motivo per cui se si lascia una bistecca all’aria aperta è possibile trovarvi sopra delle larve di mosca che iniziano subito a nutrirsi della carne. Alla nascita misurano qualche millimetro e raggiungono 1,8 cm da adulti (mentre la mosca domestica misura al massimo 1 cm).

Piccola mosca domestica (Fannia canicularis) – ”La mosca che noi vediamo girare in tondo vicino ai lampadari e disegnare traiettorie sul soffitto non è la mosca domestica, ma la piccola mosca domestica, la cosiddetta Fannia canicularis, un fannide che assomiglia alla mosca e ha come habitat soprattutto gli immondezzai: è molto più piccola e la sua caratteristica è quella di disegnare instancabilmente traiettorie triangolari.

Moscerino della frutta o del vino (Drosophila melanogaster) – I moscerini sono sempre ditteri e quindi parenti delle mosche domestiche, ”ma si sviluppano soprattutto su substrati in fermentazione (frutta marcescente, resti della vinificazione eccetera) e in decomposizione. Gli adulti hanno dei recettori potentissimi, capaci di recepire per decine e decine di metri gli odori per deporre le uova. Per questo l’umido va buttato via ogni giorno. I moscerini, piccolissimi e velocissimi, si riproducono in fretta.

 

Mosca delle mansarde (Pollenia rudis) – Le mosche appartenenti al genere Pollenia, conosciute anche come mosche delle mansarde, sono degli insetti infestanti domestici. ”Sono leggermente più grandi e scure delle comuni mosche domestiche e si muovono più lentamente. In autunno entrano nelle abitazioni in gran numero, soprattutto nelle parti più alte delle abitazioni (sottotetti). Gli adulti di mosca sono in grado di penetrare attraverso delle piccole aperture, nelle intercapedini del muro, dei controsoffitti e degli interstizi alla ricerca di un sito di svernamento. Gli adulti depongono le uova nel terreno e le larve si nutrono di lombrichi.

Sirfidi (Syrphidae) – Sono mosche che hanno un aspetto simile alle vespe e hanno un ruolo importante come impollinatrici. I sirfidi rappresentano un esempio di mimetismo batesiano, dal nome del naturalista inglese Henry Walter Bates adottato da certe tipologie di mosche per difendersi da predatori. ”Questo tipo di mimetismo si verifica quando una specie animale, innocua e inerme di fronte ai predatori,

sfrutta la sua somiglianza con una specie nociva o non appetibile che vive nello stesso territorio, arrivando a imitarne colorazione e comportamenti. I sirfidi, con il loro torace a bande gialle e nere, vengono facilmente confusi con api e vespe. Si nutrono di nettare e sostanza zuccherine e impollinano i fiori. Le larve di alcune specie sono molto particolari, assomigliano a girini: vivono in acqua e si trovano soprattutto nei pozzetti stradali, nelle acque in cui c’è molta carica organica e nelle stalle con concimaia all’esterno.

Esistono insetti simili alla mosca che non sono mosche?

Sì! Il tafano che ha un apparato boccale incisore succhiante: le mandibole tagliano per creare una ferita ”da cui fuoriesce il sangue con cui si nutre. La Panorpa comunis che non appartiene all’ordine dei Ditteri bensì dei Mecopteri ed è conosciuta come “mosca scorpione”, in quanto nel maschio è presente una “coda” che assomiglia quella di uno scorpione, che non è un pungiglione, ma l’organo genitale dell’insetto.

Grazie alle politiche di riciclo dei rifiuti ci sono meno mosche?

La mosca è prevalentemente presente in aree periurbane ai confini con le aree rurali dove avvengono spesso smaltimenti di materiale organico talvolta non realizzati in modo adeguato, causando una proliferazione di mosche che entrano nelle abitazioni. La raccolta porta a porta – e la conseguente eliminazione di cassonetti – in molte città ha portato una diminuzione del problema della mosca proprio perché è venuta meno la presenza di cassonetti che non venivano gestiti in modo corretto, non venivano puliti ed erano maleodoranti. Tutto ciò fungeva da ricettacolo per le mosche, ma anche per altri insetti come ad esempio vespe e calabroni.

In che modo la mosca ci è utile?

La mosca ha un ruolo importante nei processi di decomposizione del materiale organico come ad esempio le carcasse degli animali che non vengono raccolte e smaltite (cani, gatti, ratti, colombi). Il problema insorge quando la loro presenza è abbondante. Vivendo su materiale organico in decomposizione le mosche possono essere vettore meccanico di batteri come la salmonellosi, gli enterobatteri, i protozoi e le uova di vermi responsabili di parassitosi nell’uomo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Non sono comunque il vettore di malattie più importanti e impattanti fra gli insetti; zanzare e zecche, ad esempio, sono più pericolose.

Da cosa sono attirate le mosche?

Le mosche sono attratte dalle sostanze zuccherine. Un modo per monitorare la presenza di mosche è quello di utilizzare dei pannelli cromotropici colorati di giallo, tinta che attira la mosca, con un fondo di colla e cosparsi da una sostanza zuccherina come il miele.

Come si nutre la mosca?

La mosca ha un apparato boccale lambente succhiante, una proboscide. Se la sostanza è liquida viene risucchiata direttamente; se è solida la mosca rigurgita saliva e sostanze litiche che hanno il compito di sciogliere lo zucchero che verrà poi riassimilato succhiandolo attraverso la proboscide. Potremmo definirla una digestione esterna.”

Come assapora i cibi?

Quando vediamo una mosca che si sfrega le zampette stiamo assistendo al suo assaggio del cibo: sugli arti ci sono dei sensilli (strutture recettive) che vengono strofinati sull’apparato boccale per capire se la sostanza è appetibile oppure no. Chi produce prodotti da esca, lavora molto su come attirare la mosca. Gli insetti comunicano attraverso messaggi chimici e la mosca comunica attraverso il ferormone Z9 tricosene che viene utilizzato nella formulazione di molte esche in commercio. La combinazione fra questo ferormone e gli additivi alimentari ha un ruolo molto importante per l’appetibilità delle esche.

Qual è l’aspetto delle larve di mosca?

Sono apode, cioè prive di zampe, sono bianche e vivono all’interno di materiale organico con umidità 60-70% o terreno umido (70-80% di umidità). Quando sono giovani vivono in profondità perché la temperatura è più elevata, per poi risalire in superficie man mano che avviene la trasformazione da larva a pupa a mosca. Questi insetti, che subiscono una metamorfosi completa, sono detti olometaboli, ovvero attraversano tre diversi stadi: pupa-larva-adulto. ”La mosca allo stadio di larva vive in profondità all’interno del materiale organico dove la temperatura raggiunge anche i 35 gradi, per spostarsi allo stadio di pupa (in questo stadio appare come un bozzoletto marrone di 7-8 mm) più in superficie, dove la temperatura si aggira mediamente intorno ai 15-20 gradi. Man mano che si avvicina alla superficie la mosca incontra meno difficoltà a uscire una volta che si è aperto il bozzolo. Dopo 2 giorni dall’uscita dal bozzolo la mosca può già accoppiarsi: la femmina una volta sola, il maschio più volte. Con un solo accoppiamento è in grado di deporre uova per tutta la durata della sua vita, più volte, centinaia di volte, fino a 1000 uova; ha quindi una capacità riproduttiva molto elevata.

Esistono mosche che depongono larve sotto la pelle?

Nei paesi tropicali ci sono delle mosche che creano delle miasi (sono le parassitosi provocate da larve di ditteri in tessuti viventi dei mammiferi): le larve creano delle gallerie sottocute. La mosca depone le uova all’interno delle ferite o in determinati punti dell’organismo e le larve crescono sottopelle di uomini e animali. Le larve, dunque, si nutrono di tessuti vivi e possono arrivare all’intestino. In Italia fortunatamente non esistono specie dannose per l’uomo.

La mosca può essere pericolosa per l’uomo?

La mosca vive in ambienti molto sporchi, pertanto l’unico pericolo è la contaminazione delle superfici, ma è sufficiente prevenirla evitando che le mosche entrino all’interno degli spazi domestici o dei locali pubblici, dove c’è manipolazione di alimenti. Basta adottare misure come barriere d’aria in ristoranti o dislocazione di esche o trappole all’esterno che permettono di intercettare le mosche prima che entrino.

Sono pericolose per i bambini?

No, non sono pericolose. Si tratta di un insetto fastidioso, ma non ha grande importanza dal punto di vista sanitario.

Perché alcune mosche pungono?

Le mosche possono anche pungere: le femmine hanno un apparato boccale pungente-succhiante. Le femmine per riprodursi e deporre le uova hanno bisogno di sangue ed effettuano pasti di sangue. Normalmente sono le femmine che pungono, ma nella specie di mosca cavallina pungono anche i maschi per portare a maturazione gli spermatozoi ed effettuare l’accoppiamento. ”Esiste una mosca, la Stomoxis calcitrans, ossia la mosca cavallina, che punge la parti basali degli animali che infatti sono soliti scalciare se punti. Anch’esse hanno come habitat ideale le deiezioni con un range di umidità che spazia dal 60 all’80 %. Un modo per prevenire la loro comparsa è quello di ridurre l’umidità del materiale organico delle stalle perché le larve senz’acqua vanno incontro a disidratazione. Nemmeno ambienti troppo umidi sono adatti (liquami), perché se l’umidità supera l’80% non si riproducono.

Come fanno le mosche a essere così veloci quando si tenta di prenderle? Hanno una super vista?

Le mosche hanno il corpo ricoperto di peli ricchi di recettori che le fanno percepire le modificazioni ambientali. Hanno due occhi molto sviluppati e una vista a 360 gradi, quindi, riescono ad avvertire anche il movimento dell’aria. Come difendersi in casa? Il condizionatore è un buon alleato perché aiuta a tenerle lontane. Le mosche sono animali a sangue freddo e non amano le temperature basse: d’estate sono molto vispe, quando le temperature si abbassano i riflessi sono meno attivi. Anche la zanzariera è un ottimo strumento di difesa.

Che prodotti usare per prevenire e per gestire la convivenza?

La mosca è portatrice di vettori e parassiti pericolosi per la salute. Nel corso degli anni la chimica si è evoluta: non esistono più i DDT degli anni Cinquanta, ma tanti sistemi più sicuri in quanto tutto quello che si trova oggi in commercio è registrato e autorizzato dal Ministero della Salute. Il settore è fortemente normato; vengono effettuati studi e analisi che vengono valutati dal Ministero per verificarne la conformità sul mercato. I prodotti che si trovano nei supermercati e nei negozi specializzati possono essere usati tranquillamente nel rispetto delle istruzioni contenute in etichetta. È importante leggere l’etichetta per sapere come usare prodotto in modo sicuro. In Italia l’iter per ottenere un presidio medico-chirurgico può durare anche un anno, un anno e mezzo; ora che stiamo entrando in una fase europea possono volerci anche cinque anni. L’industria è impegnata in uno sforzo continuo per creare prodotti sempre più sicuri per l’uomo e l’ambiente.

Come difendersi dalle mosche in un maneggio o in un allevamento?

Si possono chiamare delle imprese specializzate che effettuano una lotta integrata alla mosca. Non si va a caccia della singola mosca, si interviene solamente quando il problema raggiunge una certa soglia di tolleranza. ”Il monitoraggio è importante per capire quando la popolazione della mosca diventa un problema e la prevenzione è sempre il primo passo. Non bisogna lasciare deiezioni all’aperto e fare tutto il necessario affinché la mosca non depositi le uova. Esistono dei prodotti che sparsi nei letamai, ad esempio, impediscono alla larva di diventare farfalla: sono i cosiddetti ‘regolatori di crescita’ e intervengono in un momento preciso dello stadio larvale, impedendo alla pupa di trasformarsi in adulto. Se non si è riusciti a bloccare la riproduzione a quello stadio, allora si può intervenire con prodotti adulticidi. Per i maneggi esistono concentrati da diluire in acqua e spruzzare sui muri, sugli ambienti e sui terreni su cui la mosca si posa.

E a livello domestico?

Spegnere le luci delle stanze; le mosche sono attratte dalla luce e scappano dal buio. Anche il condizionatore e la zanzariera sono ottimi strumento di difesa. Per quanto riguarda i prodotti chimici esistono i classici spray oppure gli elettroemanatori che spruzzano automaticamente: vanno usati solo in caso di necessità e soprattutto è importante aerare la stanza prima di soggiornarvi. L’iter raccomandato consiste nel chiudere la stanza, spruzzare per 3 o 4 secondi, uscire dalla stanza e infine aerare: non c’è bisogno di creare nuvole di insetticida, gli insetticidi vanno usati senza eccedere. La mosca è un insetto tra i più resistenti e c’è il rischio che con il tempo gli insetticidi perdano la loro efficacia: se pensiamo che in 1 anno nascono 15-20 generazioni (3 cicli al mese), è normale che vengano selezionati i ceppi più resistenti. Purtroppo manca la cultura della prevenzione, che è importantissima anche per gli allevamenti. In area urbana il problema è diminuito molto, ma dipende anche dall’ambiente, se è asciutto la mosca non si riproduce.

Esistono trappole meccaniche?

Per quanto riguarda le trappole meccaniche, meglio preferire le lampade con fondo in colla e non quelle che friggono, perché una parte dell’animale può finire ovunque e contaminare luoghi come ospedali o ristoranti. Il pannello collante, inoltre, aiuta anche a monitorare e a capire che insetti ci sono. Esistono poi sistemi utilizzati nel settore professionale (magazzini dove si manipolano derrate alimentari) come i diffusori di piretro che hanno anche una funzione repellente.

In un giardino si utilizzano prodotti diversi da quelli in casa?

I prodotti per la casa sono efficaci anche in giardino, anche se lo scenario è diverso. Occorre intervenire in modo più pesante, si sconfina in ambito professionale. ”Ad esempio nelle abitazioni rurali, proprio come negli allevamenti, si utilizzano prodotti concentrati che vanno diluiti e spruzzati sui muri all’esterno. I prodotti in commercio sono tutti autorizzati dal Ministero della Salute, purtroppo non esistono prodotti completamente atossici, ma la ricerca rispetto a vent’anni fa ha fatto passi da gigante (es. allevamenti) e sono stati eliminati dal commercio i prodotti ad elevato grado di tossicità. I dosaggi e le formulazioni sono diverse, fra i più utilizzati troviamo i piretroidi, molecole sintetiche simili al piretro, un prodotto naturale ricavato dalla margherita. Si lavora per ridurre al minimo l’impatto o per far sì che sia mirato a determinati fasi, ad esempio colpendo solo le larve e le pupe.

Avvertenze sui prodotti?

Dietro ai prodotti chimici ci sono dei pittogrammi. Il consiglio è sempre quello di leggere l’etichetta per usare il prodotto in maniera efficace e sicura.

 

 

 

 

Echa, supporto all’approvazione di 4 sostanze attive

Il Comitato Prodotti Biocidi (CPB) di Echa, durante il meeting di giugno, ha finalizzato 11 pareri che supportano l’approvazione di 4 sostanze attive da essere utilizzate in disinfettanti, preservanti e come insetticidi. Altri tre pareri verranno invece adottati successivamente mediante procedura scritta.

Le combinazioni di sostanza attiva/tipo di prodotto (PT) prossime all’approvazione sono:

MBIT/PT 6
Il MBIT è una sostanza attiva nuova valutata per i PT 6 – Preservanti per i prodotti durante lo stoccaggio. Il CPB ha già adottato, in precedenza, il parere relativo all’uso del MBIT nei PT 13 – Preservanti per i fluidi utilizzati nella lavorazione o il taglio.

I prodotti biocidi appartenenti al PT 6 che contengono MBIT sono utilizzati a livello industriale al fine di contrastare l’azione nociva di una vasta gamma di microorganismi (batteri e funghi) che possono svilupparsi all’interno dei contenitori di stoccaggio. L’uso di tali prodotti è molto frequente nel settore delle vernici e della detergenza, due settori in cui le quantità di prodotto stoccate sono piuttosto elevate.

L’autorità competente di valutazione è la Polonia.

Imiprothrin/PT 18
L’Imiprothrin è una sostanza attiva esistente valutata per l’uso nei PT 18 – Insetticidi, acaricidi e prodotti destinati al controllo degli altri artropodi. Tutti i prodotti contenenti Imiprothrin sono pronti all’uso (aerosol) e per questo progettati in modo tale da consentirne l’uso in ambienti chiusi e da parte di operatori non professionali.

Tali prodotti sono infatti utilizzati direttamente su superfici domestiche o nelle cucine dei ristoranti in corrispondenza di crepe, rotture o fessure in cui potrebbe aver luogo l’infestazione o addirittura rappresentare il rifugio di molti insetti, in particolare di quelli striscianti.

L’autorità competente di valutazione è il Regno Unito.

• Prodotti di reazione della para-formaldeide e 2-idrossi-propilammina (rapporto 3:2)/PT 2, 6, 11, 12 e 13

I prodotti di reazione tra la p-formaldeide e la 2-idrossiprpilammina (3:2) – RP 3:2 costituiscono una sostanza attiva esistente che originariamente è stata notificata come 3,3’-metilene-bis(5-metil-ossazolina) o MBO.

I prodotti ad azione biocida contenenti RP 3:2 appartengono alle seguenti tipologie di prodotto:
PT 2 – per la disinfezione delle superfici interne di recipienti e tubi in metallo presenti nei sistemi di lavorazione;
PT 6 – per la conservazione di combustibili soggetti a decadimento batterico;
PT 11 – per preservare dalla contaminazione sistemi di raffreddamento liquido chiusi;
PT 12 – per prevenire e controllare la crescita di limo sui materiali, sulle attrezzature e sulle strutture di installazioni di impianti petroliferi situati in zone di mare aperto;
PT 13 – per preservare i fluidi utilizzati nella lavorazione del metallo essendo facilmente soggetti a decadimento batterico.

L’autorità competente di valutazione è l’Austria.

• Prodotti di reazione della para-formaldeide e 2-idrossi-propilammina (rapporto 1:1)/ PT 2, 6, 11 e 13
I prodotti di reazione tra la p-formaldeide e la 2-idrossiprpilammina (1:1) – RP 1:1 costituiscono una sostanza attiva esistente che originariamente è stata notificata come α,α’,α’’-trimetil-1,3,5-triazina-1,3,5(2H,4H,6H)-trietanolo o HPT.

I prodotti biocidi contenenti RP 1:1 appartengono alle stesse tipologie di prodotti descritte sopra per l’RP 3:2 e l’Austria è quindi la pertinente autorità di valutazione.

I pareri finalizzati dal CPB che supportano quindi l’approvazione di queste 4 sostanze attive saranno successivamente considerati dalla Commissione europea e dagli stati membri al momento di prendere la loro decisione finale circa l’approvazione di suddette sostanze attive.

I pareri sulla combinazioni Rame/PT 2, 5 e 11 saranno adottati in un secondo momento e mediante procedura scritta.

Mentre l’adozione del parere della combinazione Colecalciferolo/PT 14 è stata rinviata in quanto il CPB ha concluso che tale sostanza attiva è un candidato per la sostituzione. Ne consegue che è necessario avviare una fase di consultazione pubblica prima che il parere venga riesaminato e che possa probabilmente essere adottato durante il meeting di dicembre.

I concentrati di Hagleitner

La filosofia HAGLEITNER è quella di realizzare prodotti concentrati eccellenti riducendo al minimo il costoso trasporto dell’acqua nel rispetto dell’ambiente: Integral 2GO realizza questa filosofia.

Sicuro: un sistema chiuso protegge dal contatto con le sostanze chimiche.

Potente: una cartuccia concentrata da 2,6 litri eroga fino 1.300 litri di soluzione pronta all’uso.

Semplice: comandi touch screen e display intuitivi.

Preciso: precisione di dosaggio garantita grazie all’innovativa pompa dosatrice magnetica indipendentemente da pressione dell’acqua, viscosità e temperatura.

Pratico: i prodotti concentrati riducono gli ingombri di stoccaggio e i volumi di trasporto.

Impresa di servizi: la sfida del digitale

Industria 4.0, E-commerce, Web e Robot sono  temi caldi che nessuna azienda può ignorare. Se ne parla tanto ma per la realtà del mondo imprese di pulizia – per la maggioranza micro e piccole – il mondo digitale è un labirinto, non una percorso chiaro e definito. Ma nessuna azienda può chiamarsi fuori, pena l’esclusione delle possibilità di lavoro e di svantaggio nei confronti della concorrenza. Per questo, iniziamo la nostra collaborazione con Cleaning Community con la volontà di parlare in maniera semplice e chiara di temi che rappresentano la realtà per chi lavora ‘sul campo’ e si trova ogni giorno ad affrontare – e dover risolvere – problemi concreti, e che deve rimanere competitivo.

Parliamo allora di Industria 4.0, E-commerce, Web e Robot, quattro temi molto diversi ma legati tra loro dal filo rosso dell’innovazione in salsa digitale che il settore delle pulizie professionali non può ignorare. Un futuro che avanza a grande velocità e al quale, l’impresa di pulizie, è chiamata a viverlo da protagonista. Ne parliamo in modo chiaro e con consigli pratici: è un ‘Manuale di sopravvivenza digitale per l’impresa di pulizia’!

INDUSTRIA 4.0: vantaggi per tutti

Il nome scelto è davvero infelice, perché le norme introdotte dal MiSE (Ministro dello Sviluppo Economico) per favorire gli investimenti in tecnologica digitale, non sono solo per l’industria, ma riguardano tutte le imprese. ”Importanti vantaggi fiscali che è bene non lasciarsi scappare, tra questi Superammortamento e Iperammortamento – rispettivamente al 140% e al 250% – che consentono un notevole risparmio fiscale in fase di redazione del bilancio.

Ma anche il Credito all’Innovazione dal 2,75% al 3,57% a sostegno delle imprese che chiedono finanziamenti bancari per investimenti, il Credito d’Imposta al 50% per le spese di ricerca e sviluppo, il Patent Box fino al 50% di riduzione di IRES e IRAP da redditi immateriali (ad esempio i brevetti) e per le Startup e PMI (classificate come innovative) fino al 30% di detrazioni fiscali per investimenti in capitale di rischio.

Consigli pratici

Tanta carne al fuoco, quindi per approfondire meglio che vi rimandiamo alla guida pubblicata dal MiSE (disponibile anche in lingua inglese) consultabile a questo indirizzo http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/industria40. Poi meglio rivolgersi a un commercialista e anche a un esperto di tecnologia digitale. E soprattutto dialogate e fate rete anche con i concorrenti che potrebbero diventare ottimi alleati.

 

E-COMMERCE: nulla di nuovo, o quasi!

Siamo ormai abituati a comperare di tutto via internet, ma solo qualche anno fa davvero in pochi avrebbero acquistato online un paio di scarpe, per giunta senza nemmeno provarle. La tecnologia si evolve e con essa il consumatore cambia le proprie esigenze. E l’e-commerce cresce senza sosta, cresce a doppia cifra percentuale, in barba alla crisi, mentre i negozi tradizionali soffrono.

Una rivoluzione che ha toccato molti settori, e a farne le spese è la catena della distribuzione, tra consumatore finale e produttore i passaggi di “mano” sono sempre di meno, e sempre più spesso si assiste alla vendita diretta o alla vendita di prodotti inusuali come le automobili. Ad esempio Amazon e Fiat hanno da poco siglato un accordo che consente un risparmio fino al 28%. Mica male!

Cosa ci dobbiamo aspettare? Facile, forse troppo, prevedere un’evoluzione del settore nella stessa direzione, più difficile prevedere quando questo assumerà una dimensione rilevante. Crediamo che oggi siano ancora poche le aziende di pulizia che acquistino online una macchina o dei prodotti di consumo e crediamo che siano ancora meno i produttori italiani e persino europei che facciano vendita online. In Italia siamo ancora legati al concetto di “esclusiva di zona” quasi come fosse un dogma di fede intoccabile che, ad esempio, al produttore in Cina, Turchia, India (solo per citarne alcuni) non interessa per nulla.

Esistono siti specializzati per acquistare direttamente dal produttore a prezzi che ne vale davvero la pena! E se credete ancora al mito della presunta qualità scadente vi assicuriamo è falso. Perché? Perché chi vi scrive ha provato ad acquistare macchine e componenti, senza aver mai visto in faccia chi le vende, come nel caso delle scarpe, senza averle provate.

Consigli pratici

Siate curiosi, provate, sperimentate e pensate diverso. Iniziate dalle consumabili delle vostre macchine per poi passare ad acquisti più importanti. Se in azienda avete un figlio/a o un nipote nella fascia 20/30 anni date loro spazio e soprattutto un budget per iniziare a vendere e ad acquistare online.

 

WEB

Alzino la mano quante imprese di servizi hanno un sito web, di quelli aggiornati al 2017, e quante usano con regolarità e per scopi professionali facebook, linkedin, youtube, insomma i social network? Lo so, abbiamo toccato un tasto dolente, ma non a caso, perché anche se non ci sono dati precisi (non siamo riuscito a trovarne) molti imprenditori del pulito hanno una presenza online imbarazzante.”

Invece altri dati, quelli delle ricerche online, non solo ci sono, ma raccontano come sempre più persone prima di fare qualsiasi scelta o acquisto si affidino a una ricerca su internet e lo strumento di gran lunga più usato è il telefono che tutti abbiamo in tasca.

Tra tutte queste persone il gruppo più interessate sono i più giovani, gli under 30, dove la diffusione dello smartphone e l’uso dei social network è al suo massimo. Che oggi probabilmente non hanno un lavoro o un reddito, ma che tra qualche anno saranno il mercato delle nostre aziende, sempre se per allora sapremo parlare la loro lingua.

Consigli pratici

È già tardi! Di opportunità ne abbiamo perse fin troppe. Serve correre, trovarsi un/una giovane che ci aiuti a digitalizzare l’impresa. Eccellenze in Digitale (https://www.eccellenzeindigitale.it/home) potrebbe fare al caso vostro, è un programma, in collaborazione con Google e Unioncamere, per aiutare le PMI a sfruttare le opportunità del web grazie a tutor digitali territoriali. Ecco ora lo sapete, non avete più scuse.

 

ROBOT: ci ruberanno il lavoro?

Forse non ci avete ancora pensato, ma tra pochi anni il vostro lavoro, potrebbe essere rimpiazzato da efficienti macchine automatiche in grado di svolgere tutti o quasi i compiti di un umano. Fantascienza? No! Nelle fabbriche la maggior parte del lavoro è da anni svolto da macchine automatiche e a breve inizieranno a circolare automobili, camion, taxi e autobus senza conducente, d’altronde da anni i voli di linea e i treni non necessitano di pilota, sono guidati da remoto, o da computer. ”Pilota, conducenti, operai sono diventati delle figure professionali che controllano che la macchina esegua correttamente i compiti o il tragitto pianificato.

E per pulire? L’aspirapolvere è già un piccolo robot che gira per casa, e al suo fianco c’è pure quello che lava i pavimenti. E chi visitato PULIRE, la fiera che si è svolta a Verona lo scorso Maggio, ha visto addirittura una lavapavimenti industriale automatica, appunto un robot. Ma ne esistono anche per pulire i vetri delle finestre e la piscina.

Consigli pratici

Un problema certo, ma anche una grande opportunità per trasformare la figura di chi pulisce, un lavoro ancora oggi considerato una condanna piuttosto che una professione. Ma allora come fare? Iniziate dalla formazione vostra e dei vostri collaboratori, probabilmente serviranno tecnici per gestire le nuove macchine. E ricordate che l’unica cosa che ci differenzia da un robot, l’unica che ci rende diversi è che siamo umani, unici e irripetibili.

Alessandro e Marco Florio 

Alessandro e Marco Florio sono fratelli e imprenditori del pulito, hanno creato iDROwash (http://www.iDROwash.it/) impresa di servizi e tecnologia innovativa con cui si prendono cura di edifici e città. Si definiscono “Artigiani digitali del pulito”, scommettendo su innovazione, sostenibilità e digitale per il settore delle pulizie, hanno attirato l’attenzione di giornali, radio e tv, sono stati oggetto di studio in una tesi di economia internazionale dell’università di Pavia, premiati in EXPO Milano dal Governo Italiano, invitati come speaker alla Camera dei Deputati, e inseriti tra le 150 storie di eccellenza Italiana raccontate nel libro “Sei Un Genio!” di Giampaolo Colletti (http://www.hoepli.it/libro/sei-un-genio/9788820377243.html). Vanno a caccia di storie di “Eroi del Pulito” (http://www.iDROwash.it/eroi-del-pulito/) una raccolta di esperienze di vita degli operatori che puliscono tutto ciò che ci circonda e di cui nessuno parla. Il vostro lavoro, che potete raccontare scrivendo a eroidelpulito@gmail.com.

 

Potete contattare Alessandro e Marco: info@iDROwash.ithttps://www.facebook.com/ales.floriohttps://www.linkedin.com/in/alessandroflorio/;  https://twitter.com/alesfloriohttps://www.facebook.com/marco.floriohttps://www.linkedin.com/in/marcoflorio/https://twitter.com/maraco86

 

Cleaning professionale 2016: i dati AfidampFAB

Una crescita totale del 2%: il 2016 è stato un anno all’insegna della stabilità. Questo è il dato – con poche eccezioni – che risulta dall’indagine AfidampFAB sul fatturato dell’industria del cleaning professionale relativo all’anno scorso.

 

Complessivamente il settore del professional cleaning nel 2016 ha registrato un fatturato di 1.644.458.287 €, segnando un lieve incremento (+2%) rispetto ai  1.608.155.604 € del 2015. Una crescita più timida rispetto all’anno precedente (era del 7 per cento), ma pur sempre una crescita, che lascia ben sperare per il prossimo futuro.

Le macchine, dopo l’exploit dell’anno precedente, in cui segnavano un trionfante +11% di fatturato, presentano un 2016 all’insegna della staticità, senza oscillazioni nei ricavi. Stabilità è la parola chiave un po’ per tutte le famiglie del cleaning, con lievi variazioni dallo 0 al 4% e una sola eccezione: la categoria accessori e ricambi auto, che vola con un +20%.

Le percentuali rispecchiano il trend rilevabile anche dal dato 2016 sul Pil, che resta in territorio positivo ma con lievissime oscillazioni (dal +0,8% al +0,9%). Dopo la fase più acuta delle crisi, a partire dal 2012, per i produttori del comparto del professional cleaning, la situazione è rientrata lentamente tornata nella normalità. In particolare, a partire dal 2013, tutti gli indici hanno iniziato a segnare una crescita, rimasta costante da quattro anni a questa parte.”

DATI GLOBALI

Composizione percentuale del fatturato totale:

  • le macchine, in termini di fatturato, rappresentano il 33% del totale produzione, con 518.959.201 €
  • i prodotti chimici il 13% con 208.987.992 €
  • le attrezzature il 4%,con 69.478.006 €
  • la carta, settore tissue destinato all’uso professionale, il 33% con 551.906.497€
  • fibre e panni il 2% con 28.455.342 €
  • accessori e ricambi macchine il 5%, con 85.487.832 €
  • altri prodotti l’11% con 181.183.416 €

 

Export e mercati esteri

Così come nel 2015, dall’esportazione deriva il 53% del fatturato. Nel dettaglio, il totale fatturato del mercato estero è pari a 867.686.898€.Il 39 % del fatturato complessivo derivante dall’esportazione è prodotto dalle macchine (in calo di un punto percentuale), seguite dalla carta con il 34% (+1%), da altri prodotti con l’11% (dispenser per sapone e diffusori deodoranti, asciugamani elettrici ad aria calda, batterie e caricabatterie, spazzole e dischi) e dalle attrezzature con il 5%. I prodotti chimici sono storicamente destinati al mercato interno e rappresentano solo il 4% del totale export. ”

Come ogni anno, il comparto macchine, si conferma quello dalla maggiore vocazione internazionale, con un fatturato che per ben il 65% deriva dai mercati esteri (stessa percentuale del 2015). A seguire, le attrezzature con il 61% (in calo di 2 punti) e gli accessori e ricambi macchine con il 62% di fatturato. I mercati di riferimento restano, in particolare, l’Europa, l’Asia e il Medio Oriente.

Mercato interno

Il fatturato totale del mercato interno è pari a 776.771.389€ e segna una crescita del 3% (nel 2015 segnava un +9). Il mercato interno è guidato, come l’anno precedente, dalla carta, con il 33% del totale del fatturato, seguita dalle macchine con il 24%. Al terzo posto troviamo i chimici con il 22%, seguiti da altri prodotti con l’11%, accessori e i ricambi per le macchine con il 4% ed infine attrezzature e fibre e i panni con il 3%.”

Le macchine

Il comparto delle macchine rappresenta, in valore, il 32% dell’universo del cleaning professionale. Ha realizzato, nel 2016, 518.959.201 € di fatturato, non registrando, in pratica, nessuna variazione rispetto al 2015. Il 65% dei ricavi (stesso dato del 2015) deriva dai mercati esteri. Tuttavia il fatturato derivante dal mercato estero segna un -1%, mentre cresce quello italiano con un +3%.

Il fatturato totale non cresce, ma aumenta la produzione: le macchine realizzate complessivamente nel 2016 sono state 920.169, segnando una crescita del 4% rispetto all’anno precedente.

A guidare la produzione sotto il profilo numerico sono, ancora una volta, aspirapolvere/liquidi, seguite da idropulitrici e lavasciuga. Le categorie che attestano invece un calo dei prodotti realizzati sono: spazzatrici stradali (-7%) e monospazzola (-3%).

A livello di entità di fatturato restano trainanti, nell’ordine: lavasciuga, spazzatrici stradali, aspirapolvere/liquidi e idropulitrici. Le categorie che segnano i maggiori cali di fatturato sono: spazzatrici (escluse stradali) con -21% (a fronte di una produzione che segna +15%), spazzatrici stradali e macchine per moquette (-3%).

La produzione di macchine per la pulizia industriale si rivolge principalmente alle imprese di pulizia e servizi, che operano nell’ho.re.ca., nella pubblica amministrazione, nella scuola, nella sanità, nei servizi in generale ma anche nell’industria nei suoi differenti settori. Per le macchine di valore superiore ai 20.000/30.000 euro si utilizza, solitamente, la pratica del noleggio.

I prodotti chimici

Essenzialmente orientato al mercato interno, il comparto chimici nel 2016 ha realizzato un fatturato complessivo di 208.987.992 €, di cui il 19% (in crescita di un punto percentuale) derivante dal mercato estero. La crescita del fatturato, in totale, è del 2% (stesso dato dell’anno precedente).

Complessivamente sono state prodotte 114.479 tonnellate di prodotti, con un aumento di circa 5 mila tonnellate rispetto all’annata precedente.

La leadership, a livello sia di produzione che di valori, spetta ai prodotti per pavimenti e ambienti, con 184.621.809 € di fatturato (+2%) e 100.683 tonnellate di prodotti realizzati (+1%). All’interno di questa categoria spiccano i detergenti e i detersolventi, con 58.649 tonnellate prodotte (in aumento di circa 3000 tonnellate rispetto al 2015) e  95.203.512 € di fatturato (in aumento di quasi 3.000.000€).

Le attrezzature

Nel 2016, il comparto delle attrezzature (che comprende carrelli e telai, tessili per pavimenti, accessori vari) ha realizzato 69.478.006 € di fatturato, di cui il 61% sui mercati esteri (in calo di 2 punti). Quella delle attrezzature, che nel 2015 era stata l’unica categoria con un fatturato in negativo, nel 2016 chiude con la seconda migliore performance del settore del cleaning, segnando un +4%. Le garze monouso risultano ancora la categoria più in difficoltà, pur segnando una ripresa e passando dal -28% al -7%, confermando il calo, soprattutto, nel mercato interno. Sul fronte dei ricavi, domina come sempre il settore carrelli e telai, con un fatturato di 31.120.769 €, in crescita di un punto percentuale.

La carta

Sotto la voce ‘Carta’ si raccolgono le seguenti tipologie di prodotto: bobine e panni in carta e tessuto non tessuto, asciugamani in carta/tessuto, distributori di articoli in carta (asciugamani, carta igienica, sacchetti), carta igienica, altri articoli igienici in carta (coprisedili, sacchetti).

Il comparto, nel 2016, complessivamente ha fatturato 551.906.497 € (+2% rispetto al 2015) di cui il 53% sui mercati esteri. Il settore leader sotto il profilo delle entrate resta quello degli asciugamani, con 228.322.271€ di fatturato complessivo (+8%). In negativo strofinacci industriali (-6% a causa del calo nel mercato interno) e tovagliolini (-3%, anche in questo caso dovuto al mercato nazionale).

Fibre e Panni

Sotto la voce ‘Fibre e Panni’ sono comprese due tipologie di prodotti: abrasivi e panni per superfici e pavimenti. Il comparto nel 2016 ha realizzato complessivamente un fatturato di 29.145.847 €, di cui il 19% derivante dall’ esportazione (in calo di un punto). Meno decisa, rispetto alle precedenti rilevazioni, la crescita del fatturato, che si attesta al +2%. Lieve incremento per panni per superfici e pavimenti (+3%) e prodotti abrasivi (+2%).

Altri prodotti

Sotto la voce ‘Altri prodotti’ sono comprese le seguenti tipologie di prodotto: dispenser per sapone e diffusori deodoranti, asciugamani elettrici/aria calda, batterie e caricabatteria, spazzole e dischi trascinatori, prodotti non classificabili.

Il comparto nel 2016, complessivamente, ha fatturato 181.183.416 , crescendo di un punto percentuale. In calo la percentuale di fatturato proveniente dai mercati internazionali, che passa dal 58% al 55%.

I prodotti che hanno riscontrato una maggiore crescita di fatturato rispetto al 2015 sono: dispenser per sapone e diffusori deodoranti (+13%), spazzole e dischi trascinatori (+11%) e batterie e carica batterie (+4%). In negativo i prodotti “non classificabili” (-5%) e gli asciugamani elettrici/aria calda (-1%).

Accessori e ricambi macchine

Gli accessori e ricambi macchine sono cresciuti di ben 20 punti rispetto al precedente anno, con un fatturato che vale 85.487.832 €. Si tratta di un importante aumento sia sul fronte estero (+21%), che su quello italiano +19%.

 

 

PRODOTTI
I concentrati di Hagleitner

La filosofia HAGLEITNER è quella di realizzare prodotti concentrati eccellenti riducendo al minimo il costoso trasporto dell’acqua nel rispetto dell’ambiente: Integral 2GO realizza questa filosofia.

Sicuro: un sistema chiuso protegge dal contatto con le sostanze chimiche.

Potente: una cartuccia concentrata da 2,6 litri eroga fino 1.300 litri di soluzione pronta all’uso.

Semplice: comandi touch screen e display intuitivi.

Preciso: precisione di dosaggio garantita grazie all’innovativa pompa dosatrice magnetica indipendentemente da pressione dell’acqua, viscosità e temperatura.

Pratico: i prodotti concentrati riducono gli ingombri di stoccaggio e i volumi di trasporto.

RCM: piccole grandi novità

BYTE I e BYTE II sono le nuove piccole lavapavimenti uomo a terra di RCM.

BYTE I è la lavapavimenti con larghezza di pulizia di 460 mm, per svolgere rapidamente lavori di manutenzione di aree medio piccole; disponibile nelle versioni standard, a cavo o a trazione.”

BYTE II replica agilità, manovrabilità e perfezione di asciugatura della più piccola BYTE I ma con larghezza di pulizia fino a 610 mm. Disponibili nelle versioni a due spazzole (larghezza pulizia 610 mm) oppure ad una spazzola (larghezza di pulizia 530 mm) con e senza trazione elettronica.

L’aggancio automatico delle spazzole e il comando unico di avviamento aspirazione e spazzole aumentano la facilità di utilizzo della macchina. La versione a trazione con GO GREEN e AQUA SAVER garantisce una funzionalità ottimale ed ecologica.

 

Bio Degrass, degrassatore biologico

Bio Degrass è un prodotto di BBA BIOTECH pensato per mantenere liberi da intasamenti e incrostazioni ogni tipo di tubazioni, sifoni, pozzetti e neutralizzare istantaneamente i cattivi odori. Ha bisogno di pochissimo spazio, è un prodotto versatile, ”pronto all’uso e di facile utilizzo, non è pericoloso per l’uomo e l’ambiente, risolve la problematica della depurazione delle acque di scarico delle cucine ed elimina i depositi organici.

Si tratta di una miscela in forma liquida di spore batteriche del genere Bacillus, enzimi cellulari ed estratti naturali che neutralizzano i cattivi odori. Il prodotto viene dosato direttamente a valle del sifone del lavello o vasca lavapiatti, con un sistema automatico temporizzato, pratico e sicuro: Dosabiodegrass.

Bio Degrass è completamente naturale e innocuo per l’uomo, gli animali e l’ambiente, perché è ottenuto dalla lavorazione di BATP L1700S, brevetto internazionale per l’applicazione di microrganismi sulla carta tissue, prodotto accuratamente certificato e presente sul mercato dal 2005.

KlinMak: soluzioni semplici ed efficaci

Mobilità e manovrabilità di una uomo a terra con la produttività e resa di una uomo a bordo sono le caratteristiche di Rido e Hilo 8065, lavasciugapavimenti uomo a bordo compatte – prodotte da KlinMak – adattabili a tutti i tipi di applicazione.

Le caratteristiche? Ogni lavasciuga con la doppia spazzola garantisce un’eccellente pulizia, consente di pulire gli angoli e le zone di difficile accesso, con una resa operativa e autonomia.

Grazie alla testata a pressione regolabile l’operatore può predisporre il lavoro secondo le diverse esigenze, dalle pulizie di manutenzione a quelle a fondo.

Comfort e sicurezza, poi, grazie alla facilità di guida (servosterzo) e alla piena visibilità data dalla testata frontale.

Da I.C.E.FOR un disinfettante per le aree sensibili

AMINOSEPT 10 è un disinfettante liquido concentrato per superfici e attrezzature ad azione battericida e levuricida ad ampio spettro d’azione.

”Particolarmente indicato per aree food e per l’industria alimentare nell’ambito dell’autocontrollo alimentare per i piani di sanificazione (HACCP).

I.C.E. FOR lo propone come particolarmente adatto per l’area Sanità (ospedali, case di cura, studi medici ) e in generale per l’igiene pubblica: il principio attivo è compatibile con tutte le durezze dell’acqua.

È disponibile in flacone da litro, in tanica da 5 litri e in busta eco-pack .

 

RCM a PULIRE 2.2, novità e auguri

Una partecipazione e un successo per l’azienda modenese, che quest’anno ha celebrato anche i 50 anni di attività. ”

RCM – insieme alle consociate ASSMO e MACROCLEAN –  a PULIRE Verona, oltre alla vasta gamma di motoscope a lavapavimenti, ha presentato  due piccole lavapavimenti uomo a terra.

BITE I con larghezza di pulizia di 460 mm e serbatoio da 30 litri, è nata per svolgere rapidamente lavori di manutenzione di aree medio piccole: è facile da manovrare per lavorare senza fatica in spazi angusti, semplice da usare senza bisogno di  particolare addestramento. È robusta, fatta per durare a lungo, e costante nelle prestazioni, e in qualunque manovra non lascia mai tracce di bagnato, .

BITE II replica agilità, manovrabilità e perfezione di asciugatura della più piccola BITE I, ma con larghezza di pulizia fino a 610 mm e un serbatoio da 45 litri. Le lavasciuga sono disponibili nelle versioni a due spazzole (larghezza pulizia 610 mm) oppure a una spazzola (larghezza di pulizia 530 mm) con e senza trazione elettronica. L’aggancio automatico delle spazzole e il comando unico di avviamento aspirazione e spazzole aumentano la facilità di utilizzo della macchina. La versione a trazione con Go Green e Aqua Saver garantisce una funzionalità ottimale ed ecologica.

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Paperdì e l’Ecolabel UE

Dal 1989 Paper Divipac produce, presso lo stabilimento di Caserta, carta ‘tissue’ di alta qualità con la quale confeziona articoli monouso per impieghi igienici e alimentari. L’azienda, grazie a rigorosi accordi con i propri fornitori, privilegia materie prime con alti standard qualitativi per la produzione di rotoli industriali, rotoli asciugatutto, lenzuolini medici, carta igienica jumbo, asciugamani a foglio.

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Tra le bobine microincollateBobina a 3 veli, Bobina Special 800, Bobina Super 800, Pratika 800, Bobina Goffry ultra, Bobina Amico sono solo alcuni tra i prodotti di Paperdì che vantano il simbolo della margherita, il marchio di sostenibilità ambientale, oggi ancora più significativo poiché quest’anno ricorre il 25 anniversario di Ecolabel.”

Possono apporre il marchio Ecolabel UE i prodotti che hanno ottenuto il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea che contraddistingue prodotti e servizi con elevati standard prestazionali ma anche caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita.

Ricordiamo che si tratta di un’etichetta ecologica volontaria basata su un sistema di criteri selettivi, definito su base scientifica, che tiene conto degli impatti ambientali dei prodotti o servizi lungo l’intero ciclo di vita ed è sottoposta a certificazione da parte di un ente indipendente (organismo competente).

 

Con Hygienist Flash System, disinfezione rapida dei pavimenti

Bayer Environmental Science presenta il primo sistema integrato pronto uso per la disinfezione e la pulizia dei pavimenti.

Hygienist Flash System è composto da Hygienist Multiuso Ambientale, detergente disinfettante pronto all’uso e da Hygienist Flash, applicatore per pavimenti provvisto di comodo innesco sul manico e serbatoio ricaricabile. ”

Il disinfettante è un PMC (Presidio Medico Chirurgico) pronto all’uso, dalla formulazione stabile e duratura, che non ha necessità di risciacquo e asciuga subito. È un prodotto ideale per la pulizia delle piccole e medie superfici.

L’applicatore per pavimenti ha il manico in acciaio inox, un comodo innesco sul manico, il sistema nebulizzante a rilascio controllato, il serbatoio ricaricabile da 550 ml. La testa è compatibile con tutti i tipi di frangia sul mercato: a velcro, a tasca, ad aggancio. Viene fornito con frangia a velcro in microfibra.

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Contro le blatte, KELT GEL ULTRA

Da PestNET ITALIA un’esca in gel bicomponente ad azione insetticida per il controllo delle blatte. Il prodotto, nato nel centro di Ricerca & Sviluppo Zapilabs, è un formulato ricco di sostanze attrattive per gli insetti target: Blattella germanicaPeriplaneta americanaBlatta orientalisSupella longipalpa, Polyphaga aegyptiaca. L’originale combinazione di Imidacloprid e Piperonil Butossido permette un controllo completo di blatte, maschi e femmine, di tutte le età (adulti e stadi giovanili).

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KELT GEL ULTRA contiene:

Imidacloprid, sostanza attiva che appartiene alla famiglia dei neonicotinoidi. Il p.a. agisce a livello del sistema nervoso degli insetti con un meccanismo di tipo acetilcolinomimetico. Legandosi in modo irreversibile ai recettori nicotinici – localizzati a livello delle sinapsi tra due neuroni – altera la trasmissione degli impulsi nervosi. Gli insetti colpiti compiono movimenti scoordinati (ipereccitabilità), manifestano tremori, paralisi e infine muoiono.”

Piperonil Butossido, sostanza attiva che all’interno della speciale formulazione in gel funziona come specifico inibitore degli enzimi responsabili della degradazione di molti principi attivi, compreso l’imidacloprid. Questo aumenta la quantità attiva di imidacloprid all’interno dell’esca ingerita, favorendo la morte accelerata dell’insetto.

 

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Fastidioso… come una mosca

Una passeggiata didattica per conoscere meglio il noioso dittero: l’appuntamento di formazione promosso da Federchimica – Assocasa e dedicato al mondo degli insetti, questo luglio è stato dedicato alla scoperta della mosca. ”Località, il Centro Ippico Lombardo di Milano, una struttura che ospita oltre un centinaio di cavalli. Una cornice ideale per parlare di uno fra gli insetti più comuni e infestanti, che affligge non solo le abitazioni e i luoghi pubblici, ma in misura maggiore allevamenti di bestiame e maneggi. Guidati dall’entomologo Simone Martini, i partecipanti hanno conosciuto più da vicino questo dittero, nome che identifica tutti gli insetti dotati di due sole ali, scoprendone le diverse specie esistenti e osservando dal vivo alcuni esemplari di larva, pupa e mosca, le tre fasi di evoluzione dell’insetto. Sono state svelate curiosità che hanno permesso di capire meglio il comportamento di questo insetto, come il fatto che la mosca sia un animale a sangue freddo e, quindi, più attiva d’estate, ”che sia attirata dalle sostanze zuccherine e dal giallo (due elementi utilizzati per costruire le esche), o ancora che il ronzio che produce quando vola è dovuto al vibrare dei bilancieri, due strutture che in origine erano ali, quasi invisibili all’occhio umano, che la aiutano a equilibrare il volo e ad atterrare. L’incontro è stato anche l’occasione per imparare a difendersi dalla mosca, che ha una capacità riproduttiva elevatissima, senza creare danni all’ecosistema o alla salute dell’essere umano. La mosca, infatti, svolge un ruolo fondamentale nei processi di decomposizione del materiale organico ma, proprio perché si posa sulle deiezioni, può essere vettore di batteri come salmonellosi, enterobatteri o protozoi, pur rimanendo non particolarmente pericolosa per l’uomo.

La prevenzione

La prima misura da mettere in atto in tutti gli ambienti, domestici e non, è la prevenzione da effettuarsi attraverso la pulizia e l’aerazione degli ambienti che rallentano la fermentazione degli alimenti, il corretto smaltimento dei rifiuti, la tempestiva raccolta porta a porta e l’installazione di zanzariere o esche che aiutano a monitorare l’infestazione. ”Le successive misure si avvalgono della chimica, che negli anni ha creato prodotti sempre più evoluti e sicuri, autorizzati dal Ministero della Salute, che permettono di colpire la mosca nei suoi diversi stadi di crescita. Si va dai classici spray agli elettroemanatori adatti ad abitazioni e luoghi pubblici, sino a prodotti concentrati che vanno diluiti in acqua, pensati per allevamenti e maneggi. Buona regola per tutti è comunque leggere sempre le etichette riportate sui prodotti e aerare gli ambienti dopo l’utilizzo.

RISPONDE L’ESPERTO

Che cosa sono le mosche?

Le mosche sono dei ditteri; con le zanzare hanno la caratteristica comune di avere un solo paio d’ali. Con l’evoluzione il secondo paio d’ali presente in origine si è trasformato in due strutture, dette bilancieri, che servono all’insetto per equilibrare il volo. Si tratta di ali accessorie molto piccole, quasi invisibili a occhio nudo, che vibrano e servono per stabilizzare il volo dell’insetto e aiutarne l’atterraggio. Il tipico ronzio che sentiamo quando le mosche volano è causato proprio da questo secondo paio d’ali.

Quante specie esistono? E quante ce ne sono in Italia?

Esistono centinaia di specie di mosche, ma in Italia ne sono state rilevate alcune. Da uno studio triennale (2009-2011) effettuato nel padovano, nel quale l’area di osservazione è stata suddivisa in griglie di 1,5 x 1,5 Km o 1,5 x 3 Km di lato al cui interno sono stati posizionati dei pannelli cromotropici (color giallo), è emerso che le specie di mosca maggiormente presenti appartengono alle famiglie Muscidae, Fannidae, Calliphoridae, Sarcophagidae e Scatophagidae. Le mosche catturate sono state anche testate per la ricerca di agenti patogeni trasportati meccanicamente come Listeria e Salmonella, ma non ne è stata riscontrata alcuna presenza. Oltre alla mosca domestica troviamo:

Mosca carnaria (Sarcophaga carnaria) – ”La mosca carnaria, conosciuta volgarmente come mosca grigia della carne, presenta larve necrofaghe che si sviluppano su substrati organici animali in decomposizione. La mosca carnaria, a differenza della mosca domestica che produce uova, è larvipara, cioè espelle direttamente le larve, completamente formate, sul cadavere. Questo è il motivo per cui se si lascia una bistecca all’aria aperta è possibile trovarvi sopra delle larve di mosca che iniziano subito a nutrirsi della carne. Alla nascita misurano qualche millimetro e raggiungono 1,8 cm da adulti (mentre la mosca domestica misura al massimo 1 cm).

Piccola mosca domestica (Fannia canicularis) – ”La mosca che noi vediamo girare in tondo vicino ai lampadari e disegnare traiettorie sul soffitto non è la mosca domestica, ma la piccola mosca domestica, la cosiddetta Fannia canicularis, un fannide che assomiglia alla mosca e ha come habitat soprattutto gli immondezzai: è molto più piccola e la sua caratteristica è quella di disegnare instancabilmente traiettorie triangolari.

Moscerino della frutta o del vino (Drosophila melanogaster) – I moscerini sono sempre ditteri e quindi parenti delle mosche domestiche, ”ma si sviluppano soprattutto su substrati in fermentazione (frutta marcescente, resti della vinificazione eccetera) e in decomposizione. Gli adulti hanno dei recettori potentissimi, capaci di recepire per decine e decine di metri gli odori per deporre le uova. Per questo l’umido va buttato via ogni giorno. I moscerini, piccolissimi e velocissimi, si riproducono in fretta.

 

Mosca delle mansarde (Pollenia rudis) – Le mosche appartenenti al genere Pollenia, conosciute anche come mosche delle mansarde, sono degli insetti infestanti domestici. ”Sono leggermente più grandi e scure delle comuni mosche domestiche e si muovono più lentamente. In autunno entrano nelle abitazioni in gran numero, soprattutto nelle parti più alte delle abitazioni (sottotetti). Gli adulti di mosca sono in grado di penetrare attraverso delle piccole aperture, nelle intercapedini del muro, dei controsoffitti e degli interstizi alla ricerca di un sito di svernamento. Gli adulti depongono le uova nel terreno e le larve si nutrono di lombrichi.

Sirfidi (Syrphidae) – Sono mosche che hanno un aspetto simile alle vespe e hanno un ruolo importante come impollinatrici. I sirfidi rappresentano un esempio di mimetismo batesiano, dal nome del naturalista inglese Henry Walter Bates adottato da certe tipologie di mosche per difendersi da predatori. ”Questo tipo di mimetismo si verifica quando una specie animale, innocua e inerme di fronte ai predatori,

sfrutta la sua somiglianza con una specie nociva o non appetibile che vive nello stesso territorio, arrivando a imitarne colorazione e comportamenti. I sirfidi, con il loro torace a bande gialle e nere, vengono facilmente confusi con api e vespe. Si nutrono di nettare e sostanza zuccherine e impollinano i fiori. Le larve di alcune specie sono molto particolari, assomigliano a girini: vivono in acqua e si trovano soprattutto nei pozzetti stradali, nelle acque in cui c’è molta carica organica e nelle stalle con concimaia all’esterno.

Esistono insetti simili alla mosca che non sono mosche?

Sì! Il tafano che ha un apparato boccale incisore succhiante: le mandibole tagliano per creare una ferita ”da cui fuoriesce il sangue con cui si nutre. La Panorpa comunis che non appartiene all’ordine dei Ditteri bensì dei Mecopteri ed è conosciuta come “mosca scorpione”, in quanto nel maschio è presente una “coda” che assomiglia quella di uno scorpione, che non è un pungiglione, ma l’organo genitale dell’insetto.

Grazie alle politiche di riciclo dei rifiuti ci sono meno mosche?

La mosca è prevalentemente presente in aree periurbane ai confini con le aree rurali dove avvengono spesso smaltimenti di materiale organico talvolta non realizzati in modo adeguato, causando una proliferazione di mosche che entrano nelle abitazioni. La raccolta porta a porta – e la conseguente eliminazione di cassonetti – in molte città ha portato una diminuzione del problema della mosca proprio perché è venuta meno la presenza di cassonetti che non venivano gestiti in modo corretto, non venivano puliti ed erano maleodoranti. Tutto ciò fungeva da ricettacolo per le mosche, ma anche per altri insetti come ad esempio vespe e calabroni.

In che modo la mosca ci è utile?

La mosca ha un ruolo importante nei processi di decomposizione del materiale organico come ad esempio le carcasse degli animali che non vengono raccolte e smaltite (cani, gatti, ratti, colombi). Il problema insorge quando la loro presenza è abbondante. Vivendo su materiale organico in decomposizione le mosche possono essere vettore meccanico di batteri come la salmonellosi, gli enterobatteri, i protozoi e le uova di vermi responsabili di parassitosi nell’uomo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Non sono comunque il vettore di malattie più importanti e impattanti fra gli insetti; zanzare e zecche, ad esempio, sono più pericolose.

Da cosa sono attirate le mosche?

Le mosche sono attratte dalle sostanze zuccherine. Un modo per monitorare la presenza di mosche è quello di utilizzare dei pannelli cromotropici colorati di giallo, tinta che attira la mosca, con un fondo di colla e cosparsi da una sostanza zuccherina come il miele.

Come si nutre la mosca?

La mosca ha un apparato boccale lambente succhiante, una proboscide. Se la sostanza è liquida viene risucchiata direttamente; se è solida la mosca rigurgita saliva e sostanze litiche che hanno il compito di sciogliere lo zucchero che verrà poi riassimilato succhiandolo attraverso la proboscide. Potremmo definirla una digestione esterna.”

Come assapora i cibi?

Quando vediamo una mosca che si sfrega le zampette stiamo assistendo al suo assaggio del cibo: sugli arti ci sono dei sensilli (strutture recettive) che vengono strofinati sull’apparato boccale per capire se la sostanza è appetibile oppure no. Chi produce prodotti da esca, lavora molto su come attirare la mosca. Gli insetti comunicano attraverso messaggi chimici e la mosca comunica attraverso il ferormone Z9 tricosene che viene utilizzato nella formulazione di molte esche in commercio. La combinazione fra questo ferormone e gli additivi alimentari ha un ruolo molto importante per l’appetibilità delle esche.

Qual è l’aspetto delle larve di mosca?

Sono apode, cioè prive di zampe, sono bianche e vivono all’interno di materiale organico con umidità 60-70% o terreno umido (70-80% di umidità). Quando sono giovani vivono in profondità perché la temperatura è più elevata, per poi risalire in superficie man mano che avviene la trasformazione da larva a pupa a mosca. Questi insetti, che subiscono una metamorfosi completa, sono detti olometaboli, ovvero attraversano tre diversi stadi: pupa-larva-adulto. ”La mosca allo stadio di larva vive in profondità all’interno del materiale organico dove la temperatura raggiunge anche i 35 gradi, per spostarsi allo stadio di pupa (in questo stadio appare come un bozzoletto marrone di 7-8 mm) più in superficie, dove la temperatura si aggira mediamente intorno ai 15-20 gradi. Man mano che si avvicina alla superficie la mosca incontra meno difficoltà a uscire una volta che si è aperto il bozzolo. Dopo 2 giorni dall’uscita dal bozzolo la mosca può già accoppiarsi: la femmina una volta sola, il maschio più volte. Con un solo accoppiamento è in grado di deporre uova per tutta la durata della sua vita, più volte, centinaia di volte, fino a 1000 uova; ha quindi una capacità riproduttiva molto elevata.

Esistono mosche che depongono larve sotto la pelle?

Nei paesi tropicali ci sono delle mosche che creano delle miasi (sono le parassitosi provocate da larve di ditteri in tessuti viventi dei mammiferi): le larve creano delle gallerie sottocute. La mosca depone le uova all’interno delle ferite o in determinati punti dell’organismo e le larve crescono sottopelle di uomini e animali. Le larve, dunque, si nutrono di tessuti vivi e possono arrivare all’intestino. In Italia fortunatamente non esistono specie dannose per l’uomo.

La mosca può essere pericolosa per l’uomo?

La mosca vive in ambienti molto sporchi, pertanto l’unico pericolo è la contaminazione delle superfici, ma è sufficiente prevenirla evitando che le mosche entrino all’interno degli spazi domestici o dei locali pubblici, dove c’è manipolazione di alimenti. Basta adottare misure come barriere d’aria in ristoranti o dislocazione di esche o trappole all’esterno che permettono di intercettare le mosche prima che entrino.

Sono pericolose per i bambini?

No, non sono pericolose. Si tratta di un insetto fastidioso, ma non ha grande importanza dal punto di vista sanitario.

Perché alcune mosche pungono?

Le mosche possono anche pungere: le femmine hanno un apparato boccale pungente-succhiante. Le femmine per riprodursi e deporre le uova hanno bisogno di sangue ed effettuano pasti di sangue. Normalmente sono le femmine che pungono, ma nella specie di mosca cavallina pungono anche i maschi per portare a maturazione gli spermatozoi ed effettuare l’accoppiamento. ”Esiste una mosca, la Stomoxis calcitrans, ossia la mosca cavallina, che punge la parti basali degli animali che infatti sono soliti scalciare se punti. Anch’esse hanno come habitat ideale le deiezioni con un range di umidità che spazia dal 60 all’80 %. Un modo per prevenire la loro comparsa è quello di ridurre l’umidità del materiale organico delle stalle perché le larve senz’acqua vanno incontro a disidratazione. Nemmeno ambienti troppo umidi sono adatti (liquami), perché se l’umidità supera l’80% non si riproducono.

Come fanno le mosche a essere così veloci quando si tenta di prenderle? Hanno una super vista?

Le mosche hanno il corpo ricoperto di peli ricchi di recettori che le fanno percepire le modificazioni ambientali. Hanno due occhi molto sviluppati e una vista a 360 gradi, quindi, riescono ad avvertire anche il movimento dell’aria. Come difendersi in casa? Il condizionatore è un buon alleato perché aiuta a tenerle lontane. Le mosche sono animali a sangue freddo e non amano le temperature basse: d’estate sono molto vispe, quando le temperature si abbassano i riflessi sono meno attivi. Anche la zanzariera è un ottimo strumento di difesa.

Che prodotti usare per prevenire e per gestire la convivenza?

La mosca è portatrice di vettori e parassiti pericolosi per la salute. Nel corso degli anni la chimica si è evoluta: non esistono più i DDT degli anni Cinquanta, ma tanti sistemi più sicuri in quanto tutto quello che si trova oggi in commercio è registrato e autorizzato dal Ministero della Salute. Il settore è fortemente normato; vengono effettuati studi e analisi che vengono valutati dal Ministero per verificarne la conformità sul mercato. I prodotti che si trovano nei supermercati e nei negozi specializzati possono essere usati tranquillamente nel rispetto delle istruzioni contenute in etichetta. È importante leggere l’etichetta per sapere come usare prodotto in modo sicuro. In Italia l’iter per ottenere un presidio medico-chirurgico può durare anche un anno, un anno e mezzo; ora che stiamo entrando in una fase europea possono volerci anche cinque anni. L’industria è impegnata in uno sforzo continuo per creare prodotti sempre più sicuri per l’uomo e l’ambiente.

Come difendersi dalle mosche in un maneggio o in un allevamento?

Si possono chiamare delle imprese specializzate che effettuano una lotta integrata alla mosca. Non si va a caccia della singola mosca, si interviene solamente quando il problema raggiunge una certa soglia di tolleranza. ”Il monitoraggio è importante per capire quando la popolazione della mosca diventa un problema e la prevenzione è sempre il primo passo. Non bisogna lasciare deiezioni all’aperto e fare tutto il necessario affinché la mosca non depositi le uova. Esistono dei prodotti che sparsi nei letamai, ad esempio, impediscono alla larva di diventare farfalla: sono i cosiddetti ‘regolatori di crescita’ e intervengono in un momento preciso dello stadio larvale, impedendo alla pupa di trasformarsi in adulto. Se non si è riusciti a bloccare la riproduzione a quello stadio, allora si può intervenire con prodotti adulticidi. Per i maneggi esistono concentrati da diluire in acqua e spruzzare sui muri, sugli ambienti e sui terreni su cui la mosca si posa.

E a livello domestico?

Spegnere le luci delle stanze; le mosche sono attratte dalla luce e scappano dal buio. Anche il condizionatore e la zanzariera sono ottimi strumento di difesa. Per quanto riguarda i prodotti chimici esistono i classici spray oppure gli elettroemanatori che spruzzano automaticamente: vanno usati solo in caso di necessità e soprattutto è importante aerare la stanza prima di soggiornarvi. L’iter raccomandato consiste nel chiudere la stanza, spruzzare per 3 o 4 secondi, uscire dalla stanza e infine aerare: non c’è bisogno di creare nuvole di insetticida, gli insetticidi vanno usati senza eccedere. La mosca è un insetto tra i più resistenti e c’è il rischio che con il tempo gli insetticidi perdano la loro efficacia: se pensiamo che in 1 anno nascono 15-20 generazioni (3 cicli al mese), è normale che vengano selezionati i ceppi più resistenti. Purtroppo manca la cultura della prevenzione, che è importantissima anche per gli allevamenti. In area urbana il problema è diminuito molto, ma dipende anche dall’ambiente, se è asciutto la mosca non si riproduce.

Esistono trappole meccaniche?

Per quanto riguarda le trappole meccaniche, meglio preferire le lampade con fondo in colla e non quelle che friggono, perché una parte dell’animale può finire ovunque e contaminare luoghi come ospedali o ristoranti. Il pannello collante, inoltre, aiuta anche a monitorare e a capire che insetti ci sono. Esistono poi sistemi utilizzati nel settore professionale (magazzini dove si manipolano derrate alimentari) come i diffusori di piretro che hanno anche una funzione repellente.

In un giardino si utilizzano prodotti diversi da quelli in casa?

I prodotti per la casa sono efficaci anche in giardino, anche se lo scenario è diverso. Occorre intervenire in modo più pesante, si sconfina in ambito professionale. ”Ad esempio nelle abitazioni rurali, proprio come negli allevamenti, si utilizzano prodotti concentrati che vanno diluiti e spruzzati sui muri all’esterno. I prodotti in commercio sono tutti autorizzati dal Ministero della Salute, purtroppo non esistono prodotti completamente atossici, ma la ricerca rispetto a vent’anni fa ha fatto passi da gigante (es. allevamenti) e sono stati eliminati dal commercio i prodotti ad elevato grado di tossicità. I dosaggi e le formulazioni sono diverse, fra i più utilizzati troviamo i piretroidi, molecole sintetiche simili al piretro, un prodotto naturale ricavato dalla margherita. Si lavora per ridurre al minimo l’impatto o per far sì che sia mirato a determinati fasi, ad esempio colpendo solo le larve e le pupe.

Avvertenze sui prodotti?

Dietro ai prodotti chimici ci sono dei pittogrammi. Il consiglio è sempre quello di leggere l’etichetta per usare il prodotto in maniera efficace e sicura.

 

 

 

 

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Insetti volanti

Gli insetti volanti possono essere molto fastidiosi. Spesso rinunciamo al piacere di stare sul terrazzo o nel giardino di casa per evitare le punture di zanzare, zanzare tigri o evitare moscerini, mosche e altri insetti volanti. Altre volte questi insetti possono provocare danni alle aziende contaminando alimenti o prodotti, altre volte ancora rappresentano un problema per la salute pubblica. Gli insetti volanti sono innumerevoli ma genericamente possiamo raggruppare i principali in: Zanzare, Vespe, Mosche, Tafani, Tarme.

ZANZARE

In tutto il mondo esistono oltre 3.200 specie di zanzara, mentre in Italia ne vivono stabilmente circa una sessantina. ”In estate le nostre città vengono prese d’assalto dalle zanzare del gruppo Culex Pipiens (zanzara comune) e di alcune specie di Aedes, fra cui Aedes Albopictus, più comunemente chiamata zanzara tigre, per gli anelli chiari della sua livrea. Entrambe le specie presentano una morfologia abbastanza simile e i maschi hanno antenne più folte delle femmine. Le dimensioni variano da 5-7 mm nel caso delle zanzare comuni a 2-10 mm per le zanzare tigre. Le prime sono attive di notte, mentre le seconde soprattutto di giorno. Si nutrono di sangue caldo – quello dell’uomo è prediletto – ma si nutrono anche del sangue di anfibi, rettili e uccelli. Oltre a essere fastidiose possono rappresentare una minaccia per l’uomo, perché vettori di malattie infettive come, ad esempio, malaria, dengue e altre forme virali, nocive per la salute di uomini e animali.”

Il ciclo vitale

I loro ciclo vitale comprende 4 stadi: uovo, larva, pupa e adulto. Le larve, crescono e si sviluppano in acqua, mentre l’adulto, conduce vita aerea. Generalmente il maschio e la femmina si accoppiano in volo, poi la femmina cerca un ospite su cui poter fare il pasto di sangue, mentre il maschio cerca altre femmine con cui copulare e si nutre esclusivamente di sostanze zuccherine vegetali. Ogni specie ha le sue preferenze di ospiti su cui nutrirsi, chi ama i mammiferi, chi gli uccelli, in alcuni casi gli anfibi. Ma se l’ospite preferito non è disponibile, spesso la femmina si “accontenta” di pungere ospiti di seconda scelta. Una volta riuscita a rimpinzarsi di sangue (assume sangue pari a circa il suo peso, 2-3 milligrammi), cerca un luogo buio, riparato e umido dove digerirlo e maturare le uova. Ogni specie ha le sue esigenze di ambienti idonei per lo sviluppo delle larve, ma tutte le zanzare hanno bisogno di acqua stagnante.

Habitat

Le zanzare prediligono ambienti caldi e umidi nei quali, in piccole quantità di acqua stagnante, depongono le uova. I focolai possono nascere anche da piccoli ristagni d’acqua, come ad esempio nei sottovasi delle piante, nei secchi o in piccoli recipienti, in bottiglie o barattoli, su teli di nylon o pneumatici in disuso, che possono raccogliere acqua al loro interno.

VESPE

Le Vespe hanno un addome peduncolato e affusolato. Il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e al termine dell’addome le femmine presentano un pungiglione. ”Sono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina. In primavera, le regine che sopravvivono all’inverno hanno il compito di costruire il nido, impastando saliva e legno, e di deporre le uova per fondare una nuova colonia. In estate la colonia raggiunge l’apice di individui e operatività. Durante la stagione autunnale gli individui si accoppiano e in inverno l’intera colonia muore, tranne le regine che hanno fondato il nido, che vanno in letargo per poter deporre le uova in primavera e ricominciare il ciclo. Le vespe nidificano principalmente all’aperto, ma in realtà i nidi possono trovarsi nei luoghi più disparati: nel sottosuolo, nelle cavità, sugli alberi, nei cespugli, vicino a grondaie, finestre, in capannoni eccetera. Gli adulti delle vespe si cibano del nettare dei fiori, ma anche di piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve, sia per rapporti sociali attraverso trofallassi, nonché come scorte di glucidi.

Esistono circa 5.000 specie di vespe in tutto il mondo. Questi insetti sono molto utili per l’ambiente, infatti la maggior svolgono l’importante funzione di impollinare i fiori, però quando costruiscono i loro nidi in prossimità degli edifici o pungono l’uomo, perché si sentono minacciati, possono nascere dei problemi. ll nido di vespe viene realizzato in primavera dalla regina (ha una consistenza simile al cartone) in un luogo protetto, possibilmente con una temperatura calda e secca. La colonia vive all’interno e può ospitare migliaia di individui. In primavera o in estate, se ci sono tanti esemplari, è possibile che vi sia un nido nei paraggi.

Rimuovere un nido di vespe non è semplice, è una operazione che deve essere eseguita con cautela e richiede l’intervento di personale specializzato nel campo della disinfestazione. Molti, infatti, non sanno che per eliminare il problema delle vespe non occorre necessariamente rimuovere il nido, ma si può intervenire attraverso trattamenti specifici sullo stesso. A ogni modo, prima di agire, occorre dotarsi di tutti i dispositivi di protezione necessari (per esempio guanti) e attendere quando le vespe sono meno attive, la sera oppure in inverno.

Le vespe pungono nei casi in cui si sentono minacciate o quando viene disturbato il loro nido (e possono pungere ripetutamente). Le loro punture sono molto dolorose e possono provocare delle reazioni anche molto gravi, come:

  • eruzioni cutanee, come gonfiore e rossore localizzato
  • problemi respiratori
  • malessere generale
  • shock anafilattico

MOSCHE

Esistono diverse specie di mosche, ma in generale presentano tutte un corpo compatto, in cui si distinguono visibilmente capo, torace e addome.” Sono insetti provvisti di zampe e ali funzionali, sul corpo presentano peluria sensoriale per captare informazioni sull’ambiente circostante, come umidità, vento o temperatura. Si nutrono attraverso un apparato boccale lambente e succhiante. Le dimensioni variano dai 5 ai 10-13 mm.

In Italia le specie più conosciute sono cinque:

  1. moscone verde
  2. moscone grigio
  3. moscone blu
  4. mosca domestica
  5. mosca del formaggio

 Ciclo biologico

Uova: tempo di schiusa: da 2 a mezza giornata in funzione della temperatura;  Sviluppo larvale (due mute): da 20 a 4 giorni Tempo di “sfarfallamento”: da 20 a 4 giorni;  dallo sfarfallamento all’accoppiamento passano da 1 a 2 giorni circa. Dall’accoppiamento all’ovodeposizione trascorrono mediamente 3 giorni (min. 2 – max 9, sempre in funzione della temperatura). La femmina depone le uova in gruppi di 100-200 per volta (circa 1.000-2.000 uova nell’arco della sua vita). Il potenziale biologico è enorme, ma la sopravvivenza è mediamente dell’1%. Il numero di generazioni nell’arco dell’anno è di 10-15. Lo svernamento può avvenire in ogni stadio larvale.

”Le mosche allo stadio adulto possono cibarsi di alimenti liquidi; possono altresì liquefare sostanze solide (zuccheri) attraverso il rigurgito della saliva. Allo stadio larvale si cibano di sostanze organiche, per lo più in fase di fermentazione. In genere gli adulti non si spostano molto dall’area da cui sono sfarfallati, ma non sono rare migrazioni di più ampio respiro allorquando avvengono per trasporto passivo (soprattutto su treni e/o aerei). In genere la Musca domestica si ritrova all’interno delle strutture durante le ore fredde, mentre si sposta all’esterno nelle ore più calde.

In quanto all’habitat, le mosche si sono adattate perfettamente agli ambienti in cui vive l’uomo: dalle case alle aziende, soprattutto alimentari; infestano formaggi, carni e pesci essiccati, le sostanze organiche possibilmente umide o in decomposizione. La mosca domestica predilige discariche, letamai, ma anche industrie alimentari, magazzini e abitazioni. Questo è di particolare interesse per la salute, perché vettore di patologie.

PROTOCOLLI DI INTERVENTO ADULTI (Mosca domestica)

 Lotta residuale  

• Scegliere le superfici da trattare e valutarne l’estensione. Preparare le superfici (facoltativo): spolverare, lavare per irrorazione

Preparare con attenzione la soluzione/sospensione d’uso.

• Operazioni complementari (facoltative): aggiungere alla soluzione: zucchero, melassa, latte in ragione dell’1%. Lo scopo è quello di aumentare nella fase iniziale la frequentazione delle superfici trattate da parte delle mosche, soprattutto se si trattano parzialmente (a strisce) oppure se si impiegano superfici di richiamo, quali fogli di plastica (in particolare quando l’intervento avviene in locali vetusti, con pareti fatiscenti, sporche e molto assorbenti).

 Norme di sicurezza

Avere cura di ottemperare alle avvertenze riportate in etichetta, con particolare attenzione per quanto riguarda le sostanze alimentari e la presenza di persone o animali. Controllare il proprio corredo: maschere, filtri, abbigliamento. Effettuare con cura il trattamento rispettando i dosaggi unitari. Attendere che le superfici asciughino prima di “riattivare” i locali, magari con arieggiamento preliminare. Valutazione obiettiva dei risultati.

Lotta residuale di ingestione

Posizionare con attenzione i punti di avvelenamento rispettando le indicazioni riportate in etichetta.

Trappole

• A collante vischioso; ad  attrattivo alimentare o a ferormone (questa tecnica si presta bene al monitoraggio).

Lotta abbattente

Tecnica da usare solo se non è possibile farne a meno: in presenza di infestazioni di particolare gravità, in occasione di eventi epidemici in cui le mosche siano un importante anello della catena epidemiologica, limitatamente ad aree “a rischio” di massima frequentazione muscina (zone rifiuti, concimaie ecc.). Rispettare scrupolosamente i dosaggi privilegiando i prodotti a rapida degradazione e a profilo tossicologico “favorevole”.

MOSCERINO

Il moscerino è un piccolo insetto appartenente all’ordine dei Ditteri. Il termine fa in genere riferimento a ditteri di dimensioni dell’ordine di pochi mm e dalla livrea poco appariscente. La maggior parte dei ditteri comunemente chiamati moscerini fa capo al sottordine dei Nematoceri, ma il termine è comunemente usato anche per fare riferimento a Brachiceri di piccole dimensioni e che, nell’aspetto, si distinguono dalle mosche. Alcuni moscerini hanno apparato boccale di tipo pungente-succhiante e le femmine hanno regime dietetico parzialmente ematofago (per esempio i Ceratopogonidi), altri invece sono incapaci di pungere e si nutrono di sostanze zuccherine (per esempio i Chironomidi). I moscerini sono gli insetti col più veloce battito delle ali: un moscerino della famiglia dei Ceratopogonidi, genere Forcipomyia, batte le ali fino alla velocità di 1.000 battiti al secondo. Per confronto, la mosca ha una frequenza del battito alare di circa 200 battiti al secondo.”

Ha una lunghezza di 1 – 5 mm, color bianco-grigio/giallo-bruno; Dittero psicodide, è caratterizzato da una folta peluria sul capo, torace e addome. A seconda dalla specie variano colorazione e tipo di nervatura delle ali. I moscerini si spostano compiendo voli simili a salti. I loro habitat è tipico degli ambienti umidi, e in presenza di sostanza organica in decomposizione. In ambiente urbano presente presso servizi igienici non correttamente curati. Le larve vivono sia nelle sostanze in decomposizione sia nell’acqua, mentre gli esemplari adulti trascorrono la maggior parte della loro vita appoggiati sulle pareti, in prossimità di lavandini in cui gli scarichi fognari presentano dei ristagni.

 TAFANI

I tafani sono ditteri di dimensioni variabili (6-30mm) caratterizzati da un volo rumoroso e insistente. L’addome presenta una colorazione variabile, da grigio al bruno rossiccio, al giallo arancio; talvolta addome e torace hanno colori contrastanti. ”Il capo è piuttosto robusto, largo e a semiluna, con grandi occhi composti, uniti nel maschio e separati nella femmina (lo spazio  interoculare presenta ispessimenti, detti “calli” utili ai fini tassonomici). Le ali sono robuste e possono presentare aree a colorazione più scura che, insieme ad altri caratteri, possono aiutare nel riconoscimento della specie. L’apparato boccale è differente nei due sessi, in relazione alle differenti abitudini trofiche di maschio e femmina; in entrambi i casi è orientato verso il basso, sotto la testa. Nei maschi, che si nutrono dei succhi zuccherini delle piante, l’apparato boccale è di tipo succhiatore, cioè fondamentalmente non presenta mandibole; nelle femmine invece, che sono telmofaghe, è decisamente robusto e di tipo perforante-succhiatore.

Esso consiste essenzialmente di:

  • labbro superiore incavato ventralmente
  • labbro inferiore che presenta una doccia dorsale per alloggiare le varie componenti: labelli pseudotracheati per lambire, un paio di mandibole seghettate per tagliare i tessuti, un paio di mascelle seghettate per forare i tessuti garantendo l’afflusso ematico, ed un’ipofaringe che porta il dotto salivare.
  • Le antenne sono relativamente robuste, corte e senza arista, costituite da tre articoli, l’ultimo dei quali può presentare uno stiletto ed è diviso in più segmenti. Le uova vengono deposte in aree umide e fangose e, a seconda del clima, la schiusa avviene dopo 4-14 giorni. Le larve, di colore biancastro, cilindriche ed apodi, sono acquatiche, semiacquatiche o terrestri; presentano una zona apicale nera e retrattile e il corpo è composta da circa 12 segmenti ( i primi 7 dei quali presentano pseudopodi retraibili ) attorniati da anelli prominenti e con microspinette utili per l’avanzamento nel substrato.

A livello dell’ottavo segmento, in posizione dorsale, è visibile l’organo di Gaber (che svolge probabilmente un ruolo nel mantenimento dell’equilibrio), mentre l’ultimo segmento termina con un sifone utilizzato per respirare quando restano sprofondate nel terreno. Generalmente sono carnivore e si nutrono di insetti, molluschi e vertebrati acquatici; talvolta diventano fastidiose per i soggetti che lavorano nelle risaie a causa dei morsi. Lo sviluppo larvale richiede molto tempo, uno o due anni in climi temperati, ma si possono raggiungere anche i tre anni in climi freddi. Le pupe sono allungate, incurvate, l’addome presenta spinette e a livello caudale c’è una tipica struttura a stella (“aster caudale”); hanno colorazione marrone e ricordano le crisalidi delle farfalle. Lo sfarfallamento richiede circa tre settimane (comunque i tempi variano a seconda del clima) e i maschi sfarfallano prima delle femmine. I tafani in genere pungono di giorno e in spazi aperti; si possono osservare due picchi di attività diurna, uno intorno alle 11 e uno intorno alle 14. In linea di massima sono attratti da stimoli olfattivi (odore di bruciato, diossido di carbonio etc…) ma localizzano la preda attraverso la vista, con maggiore propensione per i colori scuri (in effetti è più facile che pungano attraverso i vestiti colorati). Di solito la preda si accorge immediatamente di essere stata punta, avverte dolore e tende ad allontanare il tafano, che così non riesce a completare il pasto ematico (indispensabile per deporre le uova); esso quindi si sposterà su più prede per succhiare un sufficiente quantità di sangue, e questo comportamento lo rende un buon vettore di molti microrganismi (arbovirus, batteri, filarie) e quindi di malattie che affliggono animali e uomo (tularemia, antrace, loiasi). Oltre a questo, il sito di puntura può dare infezioni. A causa della grande distribuzione (li ritroviamo negli ambienti più diversi) e delle loro abitudini di vita, è difficile poter controllare la popolazione dei tafani. Le uniche misure preventive riguardano l’utilizzo di abiti chiari e di repellenti per proteggere la cute. La puntura è dolorosa, spesso continua a sanguinare dal sito di puntura e si forma un ponfo rosso del diametro di 1-2 cm con al centro una crosta siero-ematica. In genere i sintomi scompaiono dopo qualche ora, ma per qualche tempo può permanere un’area dura e dolente. Talvolta si possono avere reazioni allergiche dovute alla grande quantità di saliva iniettata durante il pasto.

Marco Alessi 

 

 

 

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Insetti striscianti

Parlando di “insetti striscianti” vengono subito in mente vermi, bruchi, e larve, eppure con questo termine chi opera nel settore dell’igiene ambientale comprende quelle specie infestanti che colonizzano prevalentemente le superfici (pavimenti, pareti, ripiani, strutture eccetera). Inoltre, il termine insetto è usato talvolta impropriamente poiché in tale raggruppamento vengono inclusi acari, zecche, ragni, scorpioni, millepiedi, e porcellini di terra. Quindi possiamo affermare che questa classificazione, lungi dall’essere propriamente entomologica, risulta invece ottimale in termini pratici, in quanto presuppone una certa uniformità nella modalità di trattamento disinfestante, mirato alle superfici maggiormente frequentate dagli artropodi in questione. Gli insetti striscianti più classici e anche più diffusi sono rappresentati dalle blatte, dalle pulci e dalle formiche; vi sono inoltre le lepisme, i dermestidi dei tappeti e delle case, nonché agli artropodi quale già citati scorpioni, ragni e acari. Altri ancora sono dal punto di vista del disinfestatore di importanza relativa, per l’occasionalità della loro presenza a livelli di danno; citiamo ad esempio i grilli del focolare, le forbicine, i coleotteri delle cantine, i pidocchi dei libri (psocotteri), i collemboli eccetera.

BLATTE

Le blatte sono insetti arcaici, di ogni dimensione, da molto piccole a gigantesche; hanno forma appiattita, lunghe antenne filiformi, zampe spinose e un paio di vistose appendici addominali (cerci). ”Generalmente sono provviste di due paia di ali, di cui le anteriori, leggermente coriacee, vengono tenute piatte sul dorso; volano comunque raramente e alcune specie, come la Blatta orientalis, hanno femmine con ali ridotte. Delle 3.500 specie conosciute, 400 circa sono presenti in Italia, ma sono pochissime quelle dannose per l’uomo, poiché la maggior parte vive tra la vegetazione.  Le” più note e diffuse sono lo scarafaggio comune (Blatta orientalis) e la blatta grigia (Blattella germanica), ma gli operatori d’igiene ambientale devono sapere riconoscere anche altre due specie ampiamente diffuse: il grande scarafaggio americano (Periplaneta americana) e la blatta dei mobili (Supella longipalpa = Supella suppellectilium). Forniamo una classificazione riferita ad alcuni tra gli habitat di elezione (naturalmente da non considerare in maniera troppo rigorosa). Aggiungiamo un’ulteriore classificazione di tipo “climatico”.”

Ambienti freschi: Blatta orientalis

Ambienti caldi: Supella longipalpa

Ambienti caldo-umidi: Blattella germanica e Periplaneta americana

Ambienti fresco-umidi: Periplaneta americana

 

LA LOTTA 

Ciclo biologico

Varia in funzione della specie ed è importante conoscerlo ai fini di un corretto programma di disinfestazione. Per quanto riguarda la B. germanica: l’ooteca schiude in 14-20 giorni; lo sviluppo delle forme giovanili (simili nell’aspetto agli individui adulti, ma senza ali – neanidi – e successivamente con abbozzi di alari – ninfe -) si svolge in 1-2 mesi richiedendo 5-7 mute. L’ooteca di Supella longipalpa schiude 40 giorni dopo la sua deposizione e il ciclo completo ha la durata di 3 mesi in condizioni ottimali. Periplaneta americana depone ooteche che schiudono dopo 1- 1,5 mesi. Il ciclo può variare in relazione alla temperatura e alla umidità da 6 mesi a 3 anni. Gli stadi giovanili crescono attraverso una decina di mute. Per tutte le specie citate i cicli, durante l’anno si accavallano e troviamo nello stesso tempo adulti, neanidi e ninfe di ogni età, nonché ooteche.  È bene ricordare che queste ultime sono le forme più resistenti agli agenti ambientali, fisici e chimici, quindi insetticidi compresi. Il potenziale biologico della B. germanica consiste in 4-8 ooteche per femmina contenenti ciascuna 37-44 uova, per un totale di 148-352 discendenti per femmina. Il numero degli eredi di una B. orientalis femmina sarà invece 128-144 fuoriusciti da 8 ooteche contenenti ognuna 16-18 uova.

Etologia

Le blatte vivono in maniera gregaria e tale comportamento sembra essere sollecitato da feromoni, chiamati infatti “di aggregazione”, contenuti nelle feci. Posseggono inoltre delle ghiandole speciali, poste nell’addome, che secernono un liquido nauseabondo che funziona da repellente per gli altri insetti; tali ghiandole prendono il nome di “ghiandole repugnatorie” e l’odore emesso è percepibile anche dall’uomo in quei luoghi in cui vi è una elevata concentrazione di blatte. Generalmente sono attive nelle ore notturne; vederle alla luce del giorno presuppone l’esistenza di una notevole infestazione. Infatti in tali orari solitamente riposano in zone oscure e riparate. Istintivamente rifuggono la luce; infatti se di sera accendiamo improvvisamente l’interruttore della luce in un locale infestato, vedremo le blatte, che stavano liberamente scorrazzando, precipitarsi fulmineamente nelle zone più riparate e oscure della stanza. Dal punto di vista alimentare sono onnivore e banchettano indifferentemente tra i rifiuti o sui piatti della più raffinata “nouvelle cuisine”. Hanno capacità cursorie notevoli (sono velocissime) ma, differenza fondamentale ai fini di una corretta disinfestazione, la B. germanica si arrampica con perizia su superfici verticali lisce e soffitti, che verranno quindi trattati, mentre la B. orientalis non è in grado di competere in quanto non possiede ventose sotto le zampe.

Schema di lotta

Riconoscere innanzitutto la specie infestante. Definire quindi il perimetro dell’area su cui intervenire in modo da evitare pericolose fughe in zone adiacenti non infestate e di conseguenza non trattate, che diverrebbero vere e proprie “zone rifugio”. Occorre quindi prima di incominciare i lavori di disinfestazione veri e propri effettuare un attento monitoraggio, utilizzando delle trappole collanti e/o degli spray che abbiano un attività stanante come ad esempio quelli a base di piretro.

PROTOCOLLI DI INTERVENTO

Lotta residuale

• Scegliere le superfici da trattare e valutarne l’estensione.

• Preparare le superfici: lo sporco eccessivo può inattivare rapidamente il prodotto usato, vanificando il piano d’intervento.

• Preparare con attenzione la soluzione/sospensione d’uso.

• Verificare le attrezzature.

• Operare secondo le corrette norme di sicurezza: rispettare le indicazioni riportate in etichetta sui dosaggi, avvertenze e modalità d’uso (attenzione a sostanze alimentari, persone e animali presenti nell’ambiente); utilizzare sistemi di protezione adeguati.

• Trattare in senso centripeto, ossia partendo dal perimetro esterno dell’area seguendo una “tattica di accerchiamento del nemico”. Irrorare le zone del battiscopa, gli angoli, le fessure, le crepe e sotto e dietro mobili, macchinari, lavelli ecc.

• Intervenire sugli impianti elettrici con insetticidi apolari e, comunque, non utilizzare mai per queste soluzioni acquose o insetticidi contenenti acqua.

• Se l’infestazione è causata da B. germanica operare anche sulle superfici verticali, soffitti, cappe, ecc. dove si possono annidare gli insetti.

• Attendere che le superfici asciughino ed arieggiare i locali prima di soggiornarvi nuovamente.

• Verificare i risultati in maniera oggettiva.

• Certificare sempre i trattamenti su appositi moduli o diario dei lavori.

Lotta abbattente

In alcuni casi è inoltre consigliata, con le dovute precauzioni, una nebulizzazione finale a forte carica abbattente.

Trappole 

Ad attrattivo alimentare o feromone di aggregazione, con superficie collante: sono utili soprattutto per il monitoraggio e per l’identificazione della specie infestante, per la valutazione del grado d’infestazione e per l’individuazione dei punti di maggior concentrazione degli insetti.

Bonifica ambientale

• Pulizia dell’ambiente.

• Corretta gestioni di alimenti e rifiuti.

• Ristrutturazione degli edifici.

 Calendario dei trattamenti

Intervenire periodicamente con trattamenti cadenzati nelle strutture a rischio (per esempio ospedali, cucine, ristoranti ecc.). L’intervallo varierà in funzione della specie, della gravità della infestazione, dei fattori ambientali predisponenti lo sviluppo delle blatte (temperatura, umidità, presenza di cibo e anfratti per gli insetti ecc.). Si potranno quindi eseguire da 4 a 13 trattamenti in un anno. Fare coincidere le date dei trattamenti programmati con i periodi di maggior proliferazione, che in genere coincidono con l’accensione e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento.

Perché intervenire: le malattie

La blatta è morfologicamente predisposta a raccogliere germi e sporcizia che trova sul suo cammino. Oltre a veicolare microbi con il corpo,  con le zampette spinose e con le lunghe antenne li dissemina nell’ambiente attraverso le deiezioni e rigurgiti. Quante volte siamo stati colti da leggera diarrea dopo avere mangiato in luoghi pubblici, mense o alberghi poco puliti? Abbiamo così incolpato il cibo, forse non proprio fresco, ma è più probabile che siano stati gli scarafaggi i quali, durante le loro scorribande notturne hanno trasportato qualche enterobattero, rimasto poi su pane o cibi non protetti o sulle stoviglie.  Queste sono le forme patologiche più diffuse dalle blatte, ma non bisogna scordare che in luoghi a rischio, quali ospedali e comunità in genere, il potenziale biologico d’infezione e contagio è superiore e più pericoloso. Ricordiamo infatti che oltre i batteri responsabili di gastroenteriti (Escherichia coli) e salmonellosi (Salmonella spp.), gli scarafaggi sono vettori Staphylococcus responsabili di ascessi, Pseudomonas che producono infezioni, Shigella, Proteus, Mycobacterium e addirittura Pasteurella pestis (rilevata sugli insetti in un focolaio di peste a Hong Kong), per un totale di ben 48 ceppi di batteri patogeni. Possono inoltre diffondere protozoi, nematodi e cestodi, pericolosi per l’uomo.

LE PULCI

Sono gli infestanti più comuni, dopo le blatte, in ambiente urbano. Il randagismo per lo più felino e la presenza di ratti sono le fonti di infestazione di scantinati, solai, aree dismesse, depositi eccetera; da questi le pulci possono poi invadere abitazioni e uffici adiacenti.”

Le specie relative agli ospiti specifici sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis), la pulce del cane (C. canis) e quella del ratto (Xenopsylla cheopis). Ogni femmina produce nella sua vita, che dura anche un anno, diverse centinaia di uova. Le larve vermiformi vivono negli interstizi dei pavimenti, nei ricoveri degli animali, tra i peli di tappeti e moquette; si mimetizzano ricoprendosi di detriti, polvere e rifiuti, fonti tra l’altro di cibo. Dopo tre brevi stadi di crescita, le larve mutano in ninfe, immobili e anch’esse ben mimetizzate, dalle quali usciranno le pulci adulte pronte a saltare su un ospite specifico per succhiarne il sangue. In mancanza di questo possono assalire e pungere persone che si trovino a passare nei paraggi. In condizioni ottimali il ciclo completo si conclude in circa tre settimane. Possono quindi susseguirsi parecchi cicli in un anno, concentrati in particolare nei mesi estivi.”

Per il controllo delle pulci bisogna fare un primo trattamento ad elevato potere abbattente per risolvere il problema immediato determinato dagli insetti adulti. Quindi eseguire un’accurata pulizia per eliminare polvere, detriti, rifiuti e con essi uova e stadi giovanili. Utilizzare aspirapolvere forniti di sacchetto di carta asportabile, che verrà distrutto. Lavare tutte le superfici che saranno nuovamente trattate con un insetticida residuale. Anche le pulci possono trasmettere patologie all’uomo e agli animali, per esempio la teniasi provocata dal Dipilydium caninum.

LE FORMICHE

Le specie più comuni che possono penetrare nelle abitazioni, nei magazzini, negli ospedali e negli edifici in genere sono le seguenti:

Formica argentina (Iridomyrmex humilis); Formica faraone (Monomorium pharaonis); Formica nera (Lasius niger); Formica rossa (Pheidole pallidula); Formica rizzaculo (Crematogaster scutellaris).”

Vivono in colonie (formicai) formate da una o più regine fertili e da parecchie operaie sterili che si occupano della gestione del nido: accudiscono regina e uova, allevano e nutrono le larve, curano le pupe, mantengono pulito il formicaio, lo riparano e lo allargano, quando è necessario, raccolgono e immagazzinano cibo. Alcune operaie, chiamate soldati e morfologicamente differenti (hanno la testa più grossa), si dedicano infine alla difesa della colonia. Le formiche sono presenti tutto l’anno negli ambienti riscaldati e sono generalmente più invadenti nei mesi primaverili ed estivi, quando la ricerca del cibo è una delle attività preponderanti e le colonie sono in fase di sviluppo. La sciamatura delle alate, maschi e femmine fertili che fonderanno nuove colonie, avviene in estate. ”Le formiche sono onnivore; alcune specie prediligono alimenti zuccherini, altre sostanze proteiche, altre fanno incetta di semi, altre ancora allevano afidi e cocciniglie per la melata. Quando trovano una fonte di cibo, p.es. rifiuti, vi arrivano seguendo sempre lo stesso percorso.

Lo schema di lotta prevede l’individuazione e la distruzione dei nidi. A questo scopo si possono anche utilizzare delle esche alimentari avvelenate che agiscono quando vengono trasportate dentro il formicaio. Questo metodo diventa poco efficace quando la disponibilità alimentare è elevata e la scelta dei cibi varia. I nidi possono trovarsi dentro gli edifici infestati, sotto i pavimenti, entro i muri, in fessure, interstizi e cavità varie, oppure all’esterno negli angoli dei palazzi o dei marciapiedi, nelle zone sterrate, nei prati o nei tronchi degli alberi, persino in luoghi distanti dalla infestazione. Nel caso in cui le formiche provengano dall’esterno e i nidi non siano stati individuati è necessario l’uso della lotta residuale che serve per creare delle barriere provvisorie e risolvere la situazione temporaneamente anche se con efficacia. In seguito dovranno essere valutate caso per caso le tecniche e le ristrutturazioni atte a impedirne nuovamente l’accesso. La presenza di formiche negli ambienti confinati è indice di scarsa igiene.

LE LEPISME

Più note come pesciolini d’argento per il loro aspetto, le lepisme che possiamo reperire negli edifici sono classificate secondo il tipo di ambiente. Lepisma saccharina è più frequente negli appartamenti, nei magazzini, nella biblioteche, negli archivi; Thermobia  predilige le panetterie e le cucine. ”Lepisma saccarina è ricoperta di squame argentate mentre Thermobia domestica ha una livrea più scura ed antenne e cerci molto più lunghi. Questi insetti praticano una sorta di danza nuziale che permette la fecondazione indiretta della femmina, senza accoppiamento. Ogni femmina di Lepisma saccarina depone 1-3 uova giornaliere, per un totale di 50-100 nella sua lunga vita, dalle quali fuoriescono neanidi simili agli adulti, ma più piccoli. Dovranno compiere ben 50 mute per diventare degli insetti completi e questa crescita richiederà almeno 4 mesi. Le lepisme sono attive di notte, così il loro numero aumenta progressivamente inosservato e anche i danni commessi. Si nutrono con tutto ciò che trovano sul loro percorso privilegiando le sostanze amilacee. Sono attratte dalla colla della carta da parati e da quella dei libri rilegati. Digeriscono anche carta, stoffa e pelli; possono così rovinare volumi pregiati, quadri, stampe, tappeti, moquette e carta da parati. La lotta residuale è efficace ma bisogna scegliere prodotti che non alterino le caratteristiche dei manufatti di valore.

I RAGNI

I ragni non sono insetti, ma appartengono alla classe degli aracnidi, che si distinguono per avere 4 paia di zampe e il corpo diviso in due sezioni, cioè capo e torace saldati e addome; si riconoscono infine per assenza di antenne. Formano l’ordine degli Arameidi che costituisce il gruppo più numeroso di aracnidi, contando ben 30.000 specie. ”Tutti producono seta, che non sempre viene utilizzata per comporre ragnatele, ma anche per proteggere le uova ed i piccoli o per costruire la propria tana. Tutti sono inoltre predatori e paralizzano le vittime inoculando veleno. I maschi sono generalmente più piccoli delle loro compagne e si riconoscono per i palpi rigonfi. In Italia non esistono ragni letali per l’uomo benché viva in un’areale limitato alla zona di Volterra un parente della Vedova Nera (Latrodectes Mactans); questo ragno nostrano, detto per l’appunto ragno volterrano (Latrodectes Tredecimguttatus) si riconosce per le 13 macchioline rosse sull’addome nero, vive nel terreno tra la vegetazione e se morde l’uomo può causare una grave forma di avvelenamento spesso accompagnata da febbre.

Comune nei nostri giardini è il ragno crociato (Araneus Diadematus) che tesse le tipiche ragnatele circolari con fili a spirale su una raggiera. Sverna, come molti altri rappresentanti di questo gruppo, alla stadio di uovo, protetto all’interno da piccole sfere di seta. Folcidi e Salticidi frequentano le nostre case: i primi colonizzano gli angoli, dove costruiscono vistose ragnatele, i secondi percorrono gli ambienti a piccoli salti (da cui il nome) alle ricerca di prede. ”La Tegenaria domestica, grosso ragno peloso è invece comune nelle cantine, dove realizza tele non appiccicose che servono ad avvisare il predatore del passaggio di una vittima. Magazzini, depositi e industrie sono spesso visitate dagli aracnidi che possono trovare un habitat ideale per proliferare. Per il loro regime dietetico, le infestazioni di ragni seguono solitamente quelle di altri insetti. Anche in questo caso è indicata la lotta residuale con prodotti di contatto. Naturalmente è consigliabile eseguire prima del trattamento un’adeguata pulizia comprendente la rimozione delle ragnatele. La presenza di ragni è indice di scarsa igiene e trascuratezza ambientale.

I DERMESTIDI

Nelle abitazioni sono comuni due specie di piccoli coleotteri dei tappeti: Anthrenus verbasci e Attagenus pellio. Gli adulti sono floricoli ed entrano nelle case per deporre (circa un centinaio di uova per femmina). Le larve, riconoscibili dal corpo ricoperto di setole (A. verbasci) ”e dal lungo ciuffo di peli all’estremità addominale (A. pellio), sono responsabili di danni a tappeti di lana, pellicce, piumini, manufatti in pelle e animali impagliati. In condizioni ottimali il ciclo si svolge in tre mesi anche se in genere si ha una sola generazione in un anno. Lavaggi, spazzolature, uso di aspirapolvere sfavoriscono lo sviluppo di questi insetti. Nel corso di forti infestazioni si attua la lotta residuale che garantisce una protezione duratura. Anche in questo caso bisogna scegliere prodotti che non alterino le caratteristiche di manufatti di valore.

GLI SCORPIONI

Anche gli scorpioni sono insetti che appartengono anch’essi alla classe degli aracnidi. Posseggono due appendici boccali trasformate in pinze e un addome allungato e terminante con un uncino ricurvo: il pungiglione. Gli scorpioni italiani appartengono al genere Euscorpius e non sono pericolosi per l’uomo nonostante possano pungerlo. Le specie più comuni sono Euscorpius flavicaudis (scorpione dalla coda gialla) ”originaria dell’Europa meridionale e l’affine Euscorpius italicus (scorpione italico) sono piccoli rispetto alle pericolose specie straniere (già nella vicina Francia esistono scorpioni velenosi come il Buthus occitanicus, giallastro e di dimensioni superiori); misurano infatti da adulti 3-5 cm (E. italicus) e 3-4 cm (E. flavicaudis) e sono di colore bruno scuro. Nell’Italia settentrionale, soprattutto in Alto Adige, troviamo anche l’Euscorpium germanus (scorpione germanico), presente fino a 2.000 metri di altezza. Le femmine sono delle madri premurose che accudiscono la prole, portandola costantemente sul dorso fino a quando i piccoli non diventano autosufficienti. Questi sono di aspetto simile all’adulto e per crescere compiono diverse mute. Vivono in luoghi riparati, bui e umidi; possono trovare un habitat ideale in sottoscale, cantine, lavanderie, legnaie di case rustiche. Gli scorpioni sono predatori attivi nelle ore notturne. Si cibano di altri artropodi che catturano con i cheliceri (le pinze) e uccidono con il pungiglione. Quando è necessaria si attua la lotta residuale.

GLI ACARI

Si tratta di una sottoclasse appartenente anche questa al gruppo degli aracnidi. Se vogliamo essere pignoli definiremo le zecche, di cui parleremo in seguito come acari dell’ordine Parasitiformes; mentre gli acari, come generalmente vengono intesi, fanno parte dell’ordine degli Acariformes.”Questi ultimi hanno colonizzato ogni habitat: piante, terreno, esseri viventi, derrate immagazzinate e perfino gli ambienti domestici. Tra gli acari che infestano il verde ricordiamo gli Eriofidi che formano galle e i Teranichidi o ragnetti rossi che si nutrono della linfa delle foglie decolorandole (per esempio Panonycus ulmi); possono anche ricoprire la vegetazione con una fitta tela sericea sotto la quale vive la popolazione di acari (per esempio Tetranycus urticae).”

Gli acari che vivono, come parassiti o come soprofiti, su altri esseri viventi sono parecchi. Gli ospiti possono essere innumerevoli, dagli insetti, come api, formiche, mosche, ai mammiferi, finanche all’uomo: ricordiamo l’acaro della scabbia (Sarcoptes scabiei), l’acaro della mietitura (Trombicula autumnalis) che provoca l’eritema autunnale e il più innocuo Demodex folliculorum che vive nei follicoli piliferi umani soprattutto nelle pieghe nasali. Nelle nostre case infine abitano minuscoli inquilini: sono gli acari della polvere, ragnetti dal corpo globoso ricoperto di setole. I Piroglifidi, i maggiori rappresentanti di questo gruppo, si sviluppano in condizioni ottimali in un mese. La femmina depone diverse decine di uova (circa una al giorno) nel corso della sua lunga vita (100-150 giorni). Da queste schiudono larve esapode che, in breve tempo, attraverso una fase quiescente di due giorni, mutano in protoninfe con 8 zampe, quindi in tritoninfe ed infine, sempre attraverso una fase quiescente, si trasformano in adulti. In ambienti favorevoli le generazione si susseguono e si accavallano.

Gli acari possono essere causa di reazione allergiche di varia entità (rinite, asma, dermatiti). Spesso ci si accorge dell’insorgere di forti infestazioni dall’aggravarsi di tali reazioni allergiche. Ciò di solito coincide con la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno; si creano infatti le condizioni ottimali per lo sviluppo degli acari della polvere, cioè un’elevata umidità ambientale (U.R. 60- 90%) e una buona dose di caldo (20-25°C). Inoltre ambienti caldo-umidi possono incrementare la presenza di muffe e spore fungine, base alimentare di alcuni acari Glicifagidi.

Anche rappresentanti della famiglia Acaridi si possono reperire nella polvere, ma in misura limitata, prediligendo come habitat le derrate alimentari. La lotta agli acari è problematica e non standardizzabile. Si può intervenire sia agendo sui fattori limitanti lo sviluppo, sia utilizzando mezzi chimici. Nel primo caso diminuendo l’umidità e la temperatura ambientale ed eliminando dai locali moquette, tendaggi, tappeti, peluche e altro che posso trattenere polvere ed acari. Nel secondo caso con trattamenti ambientali di vario genere (abbattenti e/o residuali) dopo attenta valutazione di un perito.

LE ZECCHE

Le zecche appartengono alla sottoclasse degli acari e rappresentano fin dall’antichità un grande pericolo per l’uomo e per numerosi animali a causa delle numerose malattie che possono trasmettere: borelliosi (malattia di Lyme), rickettiosi (febbre Q.), spirochetosi, arbovirosi, piroplasmosi eccetera. Le zecche più comuni appartengono alla famiglia degli Ixodidi (zecche dure) ”e a quella degli Argasidi (zecche molli dei colombi). Il ciclo biologico (uovo, larva, ninfa, adulto) può essere complesso interessando più ospiti intermedi ed anche la durata è assai variabile da pochi mesi ad alcuni anni. Questi artropodi succhiatori di sangue presentano alcune curiosità, ad esempio le forme giovanili hanno sei zampe mentre gli adulti otto come ogni aracnide che si rispetti e, cosa ancor più stupefacente, riescono a sopportare lunghi periodi di digiuno, anche più di un anno, nell’attesa di poter parassitare il loro ospite.

La lotta può interessare grandi areali soprattutto ove viene praticata la pastorizia oppure ove vi siano problemi di randagismo canino nonché nelle aree urbane a grande infestazione di piccioni. Da ciò consegue la necessità di tenere sotto controllo il fenomeno del randagismo e di occuparsi attivamente degli stormi di colombi delle nostre città. Per quanto concerne la lotta nelle aree infestate o potenzialmente a rischio è importante effettuare trattamenti residuali con irrorazioni di prodotti ad attività insetticida-acaricida avendo cura di bagnare bene. Pratica di una certa importanza risulta anche l’intervenire asportando le feci dei colombi e procedendo anche a interventi complementari di disinfezione. Per i ricoveri degli animali da reddito o d’affezione è bene organizzare interventi periodici in quanto la diffusione di questi parassiti sta interessando sempre più vasti areali con catene “epidemiologiche” sempre più ramificate dalle piazzole di parcheggio e ristoro delle autostrade (zecche dure dei cani) ai sottotetti delle nostre case (zecche molli dei piccioni).

Mario Alessi

 

biocidi
Echa, supporto all’approvazione di 4 sostanze attive

Il Comitato Prodotti Biocidi (CPB) di Echa, durante il meeting di giugno, ha finalizzato 11 pareri che supportano l’approvazione di 4 sostanze attive da essere utilizzate in disinfettanti, preservanti e come insetticidi. Altri tre pareri verranno invece adottati successivamente mediante procedura scritta.

Le combinazioni di sostanza attiva/tipo di prodotto (PT) prossime all’approvazione sono:

MBIT/PT 6
Il MBIT è una sostanza attiva nuova valutata per i PT 6 – Preservanti per i prodotti durante lo stoccaggio. Il CPB ha già adottato, in precedenza, il parere relativo all’uso del MBIT nei PT 13 – Preservanti per i fluidi utilizzati nella lavorazione o il taglio.

I prodotti biocidi appartenenti al PT 6 che contengono MBIT sono utilizzati a livello industriale al fine di contrastare l’azione nociva di una vasta gamma di microorganismi (batteri e funghi) che possono svilupparsi all’interno dei contenitori di stoccaggio. L’uso di tali prodotti è molto frequente nel settore delle vernici e della detergenza, due settori in cui le quantità di prodotto stoccate sono piuttosto elevate.

L’autorità competente di valutazione è la Polonia.

Imiprothrin/PT 18
L’Imiprothrin è una sostanza attiva esistente valutata per l’uso nei PT 18 – Insetticidi, acaricidi e prodotti destinati al controllo degli altri artropodi. Tutti i prodotti contenenti Imiprothrin sono pronti all’uso (aerosol) e per questo progettati in modo tale da consentirne l’uso in ambienti chiusi e da parte di operatori non professionali.

Tali prodotti sono infatti utilizzati direttamente su superfici domestiche o nelle cucine dei ristoranti in corrispondenza di crepe, rotture o fessure in cui potrebbe aver luogo l’infestazione o addirittura rappresentare il rifugio di molti insetti, in particolare di quelli striscianti.

L’autorità competente di valutazione è il Regno Unito.

• Prodotti di reazione della para-formaldeide e 2-idrossi-propilammina (rapporto 3:2)/PT 2, 6, 11, 12 e 13

I prodotti di reazione tra la p-formaldeide e la 2-idrossiprpilammina (3:2) – RP 3:2 costituiscono una sostanza attiva esistente che originariamente è stata notificata come 3,3’-metilene-bis(5-metil-ossazolina) o MBO.

I prodotti ad azione biocida contenenti RP 3:2 appartengono alle seguenti tipologie di prodotto:
PT 2 – per la disinfezione delle superfici interne di recipienti e tubi in metallo presenti nei sistemi di lavorazione;
PT 6 – per la conservazione di combustibili soggetti a decadimento batterico;
PT 11 – per preservare dalla contaminazione sistemi di raffreddamento liquido chiusi;
PT 12 – per prevenire e controllare la crescita di limo sui materiali, sulle attrezzature e sulle strutture di installazioni di impianti petroliferi situati in zone di mare aperto;
PT 13 – per preservare i fluidi utilizzati nella lavorazione del metallo essendo facilmente soggetti a decadimento batterico.

L’autorità competente di valutazione è l’Austria.

• Prodotti di reazione della para-formaldeide e 2-idrossi-propilammina (rapporto 1:1)/ PT 2, 6, 11 e 13
I prodotti di reazione tra la p-formaldeide e la 2-idrossiprpilammina (1:1) – RP 1:1 costituiscono una sostanza attiva esistente che originariamente è stata notificata come α,α’,α’’-trimetil-1,3,5-triazina-1,3,5(2H,4H,6H)-trietanolo o HPT.

I prodotti biocidi contenenti RP 1:1 appartengono alle stesse tipologie di prodotti descritte sopra per l’RP 3:2 e l’Austria è quindi la pertinente autorità di valutazione.

I pareri finalizzati dal CPB che supportano quindi l’approvazione di queste 4 sostanze attive saranno successivamente considerati dalla Commissione europea e dagli stati membri al momento di prendere la loro decisione finale circa l’approvazione di suddette sostanze attive.

I pareri sulla combinazioni Rame/PT 2, 5 e 11 saranno adottati in un secondo momento e mediante procedura scritta.

Mentre l’adozione del parere della combinazione Colecalciferolo/PT 14 è stata rinviata in quanto il CPB ha concluso che tale sostanza attiva è un candidato per la sostituzione. Ne consegue che è necessario avviare una fase di consultazione pubblica prima che il parere venga riesaminato e che possa probabilmente essere adottato durante il meeting di dicembre.

mus musculus
I Roditori

Prima di parlare dei topi e dei ratti potrebbe risultare interessante occuparci dell’Ordine dei roditori. A questo grande gruppo di animali appartengono numerose famiglie accomunate da una particolare dentatura costituita da due incisivi taglienti come scalpelli, a crescita continua. ”In questo assomigliano molto ai “cugini” lagomorfi (lepri e conigli), che però hanno un secondo paio di incisivi assai ridotti. Fra i roditori annoveriamo gli scoiattoli, (a titolo di curiosità ricordiamo l’esistenza in Finlandia di una specie “volante”: Pteromys volans); le marmotte (abitatrici delle Alpi intorno ai 2.000 metri di quota); i castori (è il più grosso roditore europeo, ormai confinato nelle valli dell’Elba e del Rodano, è stato soppiantato in alcuni areali dal cugino canadese); l’iracondo istrice (è il più grosso rappresentante dei “rodenta” italiani, armato di forti aculei è solito, se infastidito o attaccato, “ingranare la retromarcia” e correre all’indietro per conficcare gli aculei nella pelle del nemico); ”la nutria detta anche “castorino” (di origine sud americana ne è stato introdotto l’allevamento come animale da pelliccia; alcuni esemplari fuggiti e inselvatichiti hanno fondato colonie di una certa consistenza numerica); i ghiri (che cominciano a creare qualche danno nei solai delle nostre case e ai pini da pinoli); i criceti, (nelle nostre latitudini presenti solo come animale da affezione); i lemming (abitatori delle foreste di conifere e delle tundre del nord Europa); le arvicole; i topi campagnoli; i topolini domestici e i ratti delle fogne e dei tetti: specie che tratteremo un poco più approfonditamente, per ovvie ragioni.

ARVICOLE

Alla famiglia dei Cricetidi (sottofamiglia Microtini) appartengono le Arvicole, fra cui alcune specie possono causare danni di non poco conto ad alcune colture agrarie, forestali e orticole. Valgano gli esempi dell’arvicola campestre per i meleti del Trentino e l’arvicola del Savi per le carciofaie e altre colture di pregio.” Questi roditori hanno costumi ipogei, vale a dire che scavano gallerie piuttosto superficiali e raramente si avventurano a escursioni in superficie, di tale comportamento bisogna tenere conto nell’impostare una corretta lotta. In alcuni casi è risultato utile procedere a pratiche agronomiche (lavorazioni frequenti e superficiali del terreno, impiego di diserbanti e/o geodisinfestazioni) in modo da rendere difficoltoso l’insediarsi di questi animaletti. In altri casi è bastata una distribuzione a spaglio di esche attivate da anticoagulanti a bassa tossicità. Importante in queste circostanze è verificare l’inaccessibilità dei siti trattati a persone, in particolare bambini, e animali non target. Nelle situazioni più difficili si può arrivare a scavare piccole fosse profonde poco più di una spanna ove collocare dei punti esca. Particolare attenzione va posta nel ricoprire i solchi con paglia, pattume o erba.

Il topo selvatico è in grado di adattarsi a numerosi ambienti dal pieno bosco, alle aree coltivate ai magazzini, ove contende l’habitat al più “domestico” topolino. I danni possono assumere rilevante consistenza soprattutto appena dopo la semina; ne consegue che in tale periodo e in presenza di tale infestazione è bene intervenire ponendo nelle aree perimetrali o prossime a strade e reti irrigue, recipienti contenenti esche rodenticide (con p.a. a bassa tossicità).

Le “mangiatoie” dovranno preservare le esche da manipolazioni indesiderate proteggendole altresì dalle intemperie e, naturalmente, impedendone la disponibilità a uccelli e altri animali.

TOPI E RATTI

Alla stessa famiglia dei topi selvatici, Muridae, ma di maggior interesse igienico-sanitario, appartengono i topi (Mus musculus) e i ratti (Rattus norvegicus e Rattus rattus). Hanno corpo snello, coda scagliosa pressoché priva di peli e lunga quasi quanto il corpo o di più per il ratto nero dei tetti.

TOPOLINO DOMESTICO (Mus musculus)

Roditore ormai famoso, tanto da essere chiamato da quasi tutti i disinfestatori con la sua denominazione linneiana, il Mus musculus è un’entità infestante in grado di colonizzare ogni sito, dalla lavatrice di casa (ove l’istinto lo preserva dagli innegabili rischi delle parti mobili: basti pensare al cestello rotante delle biancheria durante la centrifugazione!) alle alte tecnologie dei centri di elaborazione dati computerizzati ove il suo potenziale insediamento è visto come una vera e propria calamità). Più frequentemente lo troviamo nella filiera agroalimentare ove può essere definito un’entità endemica, con manifestazioni epidemiche allarmanti.

”Il topolino può arrivare fino a 30 g di peso, però è un buon mangiatore: da tre a cinque grammi al giorno (proporzionalmente un uomo di 70 kg di peso dovrebbe mangiare da 7 a più di 10 kg di cibo al giorno), in compenso beve poco (da 1 a 2 cc al giorno) ma può stare senza acqua per lunghi periodi. Produce 1,2 cc di urina al giorno con 2 grammi di feci disseminate in piccoli “boli” che l’animale depone con una frequenza costante per tutto il periodo della sua attività che in genere è serotina e notturna. A sua giustificazione anche l’alimentazione è diluita in 10-15 spuntini (da duecento a cinquecento milligrammi per ingestione). In effetti quest’ultimo dato non dovrebbe essere messo fra parentesi perché rappresenta una caratteristica di cui tenere ben conto nei programmi di lotta: di fronte a un assaggiatore di questa forza bisogna disporre di armi e tecniche applicative adeguate.

I dati bio-etologici più importanti sono: durata della vita in condizioni di cattività fino a quattro anni, aspettativa di vita (in condizioni naturali) stimata a circa 6 mesi. Maturità sessuale a due mesi e mezzo dalla nascita, gestazione 20 gg. così come lo svezzamento; numero di nidiate in un anno per femmina; 6-10 per una cinquantina di neonati! Le caratteristiche psico-fisiche di questi muridi si possono sintetizzare in una notevole curiosità attenuata dalla paura, giustificata peraltro, con non evidenti fenomeni di neofobia (paura del nuovo). Inoltre, presentano performance eccezionali: riescono a saltare fino a 30 cm, si buttano senza danni da altezze superiori a 2 metri, passano in buchi poco più grandi di un centimetro di diametro e sono in grado di arrampicarsi su ogni superficie: dei funambolici mini atleti. Di queste caratteristiche altamente invasive è necessario tenere conto nelle valutazioni di rat-proofing.

Tecniche applicative

La lotta ai topolini spesso si risolve con la loro vittoria, vuoi perché queste entità infestanti sono dotate, come abbiamo visto, di ottime caratteristiche psico-fisiche, ma anche di una notevole resistenza fisiologica alle sostanze che più comunemente sono utilizzate come rodenticide. Ciò complica notevolmente il realizzare interventi di lotta anche perché in alcuni casi vengono impiegate esche il cui principio attivo è “attivo” nei confronti dei ratti, meno o per nulla contro questi più piccoli roditori. L’impostazione della lotta che (salvo rarissime eccezioni) si svolge in spazi confinati si basa sulla valutazione generale dell’ambiente in cui s’intende operare.

L’area da trattare deve essere divisa in zone infestate, zone a rischio ed è altrettanto importante individuare la pressione d’infestazione ovvero le vie in cui è presumibile supporre l’arrivo dei “colonizzatori” dai denti aguzzi. Una volta monitorata l’area d’intervento, viene identificato il “modus operandi”, che generalmente è costituito nell’intervenire a livello manutentivo-preventivo: sigillare i passaggi, mettere in opera reti e sbarramenti ed eliminare nel contempo aree di rifugio (questa fase può essere preliminare oppure eseguita successivamente al collocamento delle esche). Dopo aver creato le premesse per il posizionamento dei punti esca, è necessario stabilirne il numero e i relativi luoghi. Ogni punto esca così individuato deve essere definito nel tipo di esca (base alimentare e p.a.), quantità di esca e tipo di protezione più idoneo alla bisogna.

In alcuni casi di particolare difficoltà può essere utile effettuare un trattamento di pasturazione (pre-baiting) con l’uso di placebo (esca non attivata con alcun p.a.) o le innovative NARA, esche atossiche per il monitoraggio di topi e ratti disponibili in diverse aromatizzazioni (vaniglia, pesce e carne), e dotate di elevata attrattività nei confronti dei roditori, sono prive di allergeni e realizzate con uno speciale materiale plastico polimerico che non causa quindi infestazioni secondarie che possono invece verificarsi con esche virtuali alimentari; ciò con l’intendimento di valutare l’entità dell’infestazione, le abitudini alimentari e/o indurre abitudine all’esca che si intenderà utilizzare. Una sorta di prova generale, suggestiva nell’enunciazione, sovente citata nella dotta letteratura, ma assai poco adottata nella pratica comune: come tutte le possibilità tecniche può essere efficace nella misura in cui essa è impiegata laddove è realmente necessaria, e un ulteriore caso di applicabilità della pasturazione è quello di assuefare i topolini ad aree di alimentazione poco o nulla interagenti con le attività svolte nei siti di bonifica murina. Una volta collocati i punti esca essi devono essere ripristinati e man mano adattati alle esigenze che si vengono a creare. Terminata la fase di bonifica è spesso utile effettuare un finissaggio manutentivo, posto che se ne ravvisi la necessità, ma è importante la verifica critica di tali trattamenti.

Ciò fatto non resta che pianificare il calendario degli interventi con l’obiettivo di mantenere i risultati ottenuti, via via migliorandoli e consolidare contemporaneamente la prevenzione del rischio di reinfestazione: con interventi antiinvasione, con attenti monitoraggi ispettivi, con la valutazione dei fornitori, e – non trascurabile fatto – con il miglioramento delle nostre conoscenze e competenze nel contesto della troppo spesso trascurata materia della igiene ambientale. Ciò vale anche nel caso l’intervento sia mirato alla valutazione di un servizio appaltato; va ricordato che la Legge sulla sicurezza del lavoro fa riferimento al rischio igienico e alla necessità di eliminare o quanto meno ridurre al minimo i rischi, di qual si voglia natura, all’origine. A livello professionale il tutto deve o dovrebbe essere certificato su moduli che consentano di valutare i risultati lungo tutte le fasi d’intervento e per tutto il periodo di tempo in cui il calendario si concretizza.

IL RATTO NERO DEI TETTI (Rattus rattus)

Questa specie è giunta nei nostri areali dalla lontana Mesopotamia, probabilmente approfittando dei traffici marittimi realizzati con le triremi dell’impero romano. È certamente la causa delle più importanti epidemie di peste nell’epoca medioevale e ancor oggi rappresenta un potenziale vettore di numerose malattie infettive: salmonellosi, afta epizootica, adenovirosi, leptospirosi, listeriosi, rickettosi, arborviriosi, dermatofitosi, leishmaniosi, verminiosi e altre ancora.” Più agile del forte ratto delle fogne, in genere colonizza i solai le strutture elevate dei silos e sovente le chiome degli alberi, con una certa predilezione per i pini marittimi e le palme. I maschi della specie possono raggiungere i 300/500 grammi di peso, la lunghezza del corpo può arrivare a 16-21 cm, mentre la coda è più lunga del corpo di almeno un paio di centimetri. Le orecchie sono piuttosto lunghe e in genere riescono, ripiegate, a coprire l’occhio.

La dieta è onnivora, con preferenza alle proteine di origine vegetale, e giornalmente giunge a superare i 20 grammi di sostanza secca e 20 ml di acqua, ma il ratto nero dei tetti può restare senza bere per più giorni. Le feci e le urine sono di poco inferiori alle quantità ingerite.

La durata della vita in cattività può arrivare a sei anni, mentre in natura in genere non riesce a superare l’anno. La maturità sessuale giunge dopo due mesi e mezzo dalla nascita, la gestazione è di tre settimane, lo svezzamento di quattro. Le nidiate per femmina in un anno sono fra le sei e le otto per un numero di nati di 34 soggetti. In questa specie la neofobia è forte soprattutto in popolazioni insediate da un certo tempo e quindi da consuetudini consolidate. Le caratteristiche psicofisiche lo fanno un abile arrampicatore (riesce a salire entro tubature verticali di 10 cm di diametro, al punto che può apparire nella tazza dei bagni e misteriosamente scomparire) un buon saltatore e un discreto nuotatore.

Tecniche applicative

Dovendo cimentarsi nella lotta al Rattus rattus bisogna tener conto della neofobia di questa specie e quindi ogni intervento di bonifica è bene che sia rimandato a eradicazione avvenuta. I trattamenti sono impostati nell’identificazione dei luoghi infestati e delle aree a rischio, nonché delle possibili vie di infestazione. Tali luoghi sono riconoscibili per la presenza di untume (betalanolina), feci, rosicchiature, camminamenti e tane o “nidi”. Localizzata l’infestazione si passa al posizionamento di punti d’esca in numero adeguato e con esca idonea per tipologia alimentare. Anche in questo caso può risultare utile la tecnica della pasturazione con placebo. Il calendario dei trattamenti in genere comporta interventi ispettivi/applicativi con cadenza mensile e attenti interventi antiinvasivi che devono sempre tener conto dell’agilità e delle capacità arrampicatrici di questa specie. Attenzione quindi a tubi, fili, pali, e quant’altro consenta al nostro funambolico ratto di “accedere”, ivi comprese le pareti non perfettamente lisciate. Anche in questo caso è buona norma negli interventi professionali formalizzare i dati relativi ai trattamenti con precise e circostanziate certificazioni.

IL SURMOLOTTO o RATTO DELLE FOGNE (Rattus norvegicus)

In poco più di un secolo, partendo dalle steppe russe, questa specie ha conquistato la quasi totalità del pianeta. Infatti, nella seconda metà del XVIII secolo, probabilmente per un fenomeno tellurico di vasta portata, inizia l’immigrazione che in pochi decenni gli consente di invadere l’Europa e, successivamente con i traffici commerciali giunge nelle Americhe e via di seguito negli altri continenti. Animale vigoroso e aggressivo sottrae spazio al Rattus rattus e fa suoi in breve tempo gli habitat sotterranei, soprattutto se collegati alla rete idrica o fognante.”

I maschi possono superare i 600 grammi di peso con dimensioni simili al ratto dei tetti, ma con corporatura più tozza, con coda più corta del corpo e orecchie e occhi più piccoli. In laboratorio giunge a vivere fino a 7 anni, ma in natura l’aspettativa di vita difficilmente arriva a 10-11 mesi. La maturità sessuale giunge fra i due mesi e mezzo e i tre mesi. La gestazione è di poco superiore alle tre settimane e lo svezzamento di quattro. Una femmina in un anno è in grado di produrre una figliolanza di 40 unità in 4-5 nidiate. La dieta solida è onnivora, con una certa preferenza alle proteine animali e arriva al 10% del peso corporeo con un apporto idrico di poco inferiore; urina e feci in proporzione. Le caratteristiche psico-fisiche sensoriali indicano animali con odorato, gusto, tatto-udito molto sviluppati; mentre possono contare su una vista piuttosto ridotta.

Sono animali assai forti, in grado di fare salti in alto di quasi 80 cm e salti in lungo (da fermi) di 10-20 cm superiori al metro e con la rincorsa raddoppiano le performance; capaci di nuotate in superficie e in apnea di tutto rispetto; riescono a scavare lunghe gallerie nel terreno perforando sbarramenti di cemento magro e metalli teneri.

Tecniche applicative

La maggior parte di quanto è stato detto per le precedenti specie vale anche per il surmolotto, o pantegana che dir si voglia, (vedi la neofobia del ratto nero) è bene quindi cercare di lasciare tutto come sta, intervenendo con pratiche di rat-proofing e di manutenzione solo dopo la fase di eradicazione. Per gli interventi di ampio respiro la procedura dovrebbe (se possibili) seguire un andamento centripeto, con barriere sanitarie che impediscano a individui ormai isolati e allarmati di migrare in altri siti, diffondendo micro infestazioni in grado di affrancarsi in breve tempo data l’alta capacità riproduttiva della specie. Particolare attenzione va posta nel proteggere le esche in quanto l’habitat di questi roditori coincide spesso con quello di animali non-target e, in non pochi casi, con quello dell’uomo.

Pianificazione e Calendario dei trattamenti

È buona norma attenersi all’obiettivo di eliminare il problema nel più breve tempo possibile, non è razionale ridurre l’infestazione senza mai arrivare a risolvere il problema in termini quanto più risolutivi. Ciò comporta in genere un intervento massiccio realizzato in due-tre fasi. E qui inizia la fase più delicata e, a nostro avviso, importante: il mantenimento dei risultati. Perché difficoltosa? Soprattutto perché cessata la fase di emergenza si tende a diminuire l’attenzione al problema, e inoltre perché i pochi esemplari rimasti tendono a sfuggire a monitoraggi abituali, richiedendo infatti maggior impegno ispettivo.

Trattamenti complementari

I trattamenti complementari sono fondamentali perché hanno la finalità di rendere difficile la reinfestazione e diventano nelle proiezioni futuribili una sorta di “prevenzione”. I trattamenti antintrusione comportano l’apporre barriere e reti a prova di ratti. È assai importante in questa fase analizzare i sistemi di chiusura (porte con fotocellule o a chiusura automatica) adeguati alle specifiche esigenze, soprattutto nel contesto industriale o presidi ospedalieri. Per il territorio bene sarebbe porre attenzione alla rete fognaria, ai bacini idrici, nonché agli allevamenti agricoli. Questo capitolo ben si collocherebbe in contesto di bonifica del territorio e/o di ingegneria “igienico-sanitaria”.

Modulistica – Rilevamenti planimetrici

Questo aspetto della bonifica murina fa parte della gestione dell’informazione. I dati raccolti in termini cartacei o elettronici consentono di misurare e valutare i risultati, con conseguente ottimazione dei trattamenti futuri. Appare naturale a ognuno di noi che si appresti a giocare una partita a carte di riordinare le carte secondo schemi adeguati al gioco: ad es. tutti i semi di quadri da una parte e ben ordinati dai più bassi a quelli più alti. Le possibilità di vittoria si basano anche sulla facilità di controllare le carte e ciò è agevolato dal fatto di vedercele in sequenza davanti agli occhi: il disordine renderebbe facile l’errore.

NUTRIE

Roditore di grandi dimensioni, con lunghezza della testa e del corpo tra 430 e 635 mm, la lunghezza della coda tra 255 e 425 mm, la lunghezza del piede tra 120 e 150 mm, la lunghezza  delle orecchie tra 25 e 30  e un peso tra 5 e 10 kg, talvolta fino a 17 kg. I maschi sono solitamente più grandi delle femmine.  È una specie semi-acquatica, notturna e serale, anche se è spesso visibile di giorno, in particolare durante i periodi più freddi.

Vive in acquitrini, rive dei laghi e corsi d’acqua lenti. Sebbene preferisca acqua dolce e fresca, alcune popolazioni delle isole cilene vivono in acque salate o salmastre. Costruisce piattaforme di vegetazione dove si nutre e si cura la pelliccia. Utilizza tane di altri animali come rifugio, oppure scava sistemi di cunicoli che variano da semplici tunnel a complessi di camere e passaggi che si estendono per oltre 15 metri. Traccia anche percorsi nell’erba alta e può allontanarsi fino a 180 metri dai rifugi. La maggior parte del suo tempo lo passa a nuotare o brucare le piante acquatiche. Possono rimanere in immersione anche per più di 10 minuti. In acqua si spinge in avanti con colpi alternati dei piedi posteriori palmati. Vive in coppie o piccoli gruppi basati su diverse femmine imparentate tra loro, ma la presenza di molti individui in condizioni ambientali favorevoli può dare l’impressione di formare grandi colonie. I maschi sono spesso solitari ed erratici.

Si nutre principalmente di parti vegetali, tra le quali preferisce le radici, i tuberi e i rizomi. Nelle regioni dove è stata introdotta si ciba di qualsiasi coltura disponibile. A elevate densità di popolazione riduce drasticamente la presenza di piante acquatiche, causando la formazione di acque aperte. In Italia la sua diffusione ha subito un notevole incremento negli ultimi anni espandendosi nella pianura padana, lungo la costa adriatica dal corso del fiume Brenta in Veneto, nel Rio Ospo, vicino a Muggia nella Venezia-Giulia fino all’Abruzzo e sul versante tirrenico settentrionale e centrale fino al Lazio. Sono parecchio diffuse nella città di Lodi. Presenze localizzate si hanno anche nell’Italia meridionale, nell’alta Campania, in Sicilia e Sardegna.

Quello delle nutrie è un problema molto sentito dagli agricoltori e ortisti italiani. La nutria è stata introdotta in molti paesi d’Europa, fu eradicata con successo negli anni 90 dall’Inghilterra ma resta oggi una questione ancora aperta in Italia, in particolar modo nella pianura padana e nella Toscana. È in queste zone che le nutrie trovano acqua ferma, canali, fiumi e stagni. Le nutrie amano gli acquitrini e si aggirano nei territori di bonifica, è sulle sponde, in mezzo alla vegetazione, che costruiscono le loro tane. Come premesso, la nutria non è un animale autoctono, è originario del Sud America dove vi sono predatori naturali per il suo controllo. In Italia la nutria può moltiplicarsi a dismisura in quanto non vi sono predatori; la femmina raggiunge la maturità sessuale tra i 3 e gli 8 mesi così le nutrie possono riprodursi durante tutto l’anno con picchi tra maggio e novembre. La gestazione dura mediamente 132 giorni e la prole è composta da 1 fino a 9 piccoli. A livello industriale, la nutria è allevata per le sue pellicce, ed è così che è stata introdotta in molti paesi del mondo.

Trattamenti

Chi si sta chiedendo come eliminare le nutrie deve sapere che questi animali sono protetti per legge*. Tutte le cacce con armi da fuoco, trappole con veleni e provvedimenti analoghi, sono illegali e sconsigliati. Certo la nutria fa danni a 360°: danneggia in primis l’ambiente, l’agricoltura e la caccia (gli stessi cacciatori non trovano più uccelli da cacciare!). Attenzione: quando tentate di attaccare o allontanare la nutria, questa se non riesce a scappare passa al contrattacco digrignando i denti, sbattendoli rumorosamente e mordendo. Il morso di nutria può essere pericoloso oltre che doloroso. Qualora la Regione o la Provincia lo conceda il Disinfestatore professionista potrà procedere con la cattura a vivo con l’uso di gabbie.

Mario Alessi

*Dal 21 agosto 2014, le nutrie rientrano nella stessa categoria di topi, ratti, talpe e altre arvicole ndr.

 

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